Turno di notte

La notte porta consiglio ? Kruaxi a ruota libera.

“Una lettera, di carta. Cioè, voglio dire, un oggetto di un altro tempo.” pensò passandosela tra le mani.

Era carta di qualità, buona grammatura, forse artigianale. La lettera era indirizzata a lui. Scrittura chiara, elegante, da maschio, avrebbe detto.

“No niente, le solite bollette.” aveva risposto alla moglie, senza sapere bene perchè le mentiva. Ma era curioso di sapere da dove arrivava la lettera. Si chiuse in bagno
e l'aprì.

Effettivamente veniva da un altrove molto distante. Vent'anni ad occhio e croce.

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Lorenzo aprì gli occhi.
Era semiaffogato nella neve, a faccia in giù.
Aveva ripreso a fioccare violentemente. Non sapeva da quanto fosse svenuto, di certo era quasi ricoperto dalla neve fresca. Si toccò, forse perdeva del sangue dalla fronte, forse aveva smesso già di sanguinare.
Ma dove era l'auto ?
Si mise seduto a fatica, rendendosi finalmente conto che era ancora in pigiama, pigiama e ciabatte.
Improvvisamente fu conscio del freddo, un freddo implacabile che gli arrivava al midollo.
I postumi della sbornia, la rabbia prima e la paura poi gli avevano impedito di comprendere come fosse uscito fuori dall'albergo in modo del tutto inadeguato.
Cercò di ignorare il tutto, ed iniziò a guardarsi intorno, ed a urlare: “Pieeroooo ! Maledetto stronzo... Dove seiiiii ? Piero !!!” Dalla tormenta ritornò un debole eco, e null'altro; ormai non si vedeva che a pochi metri. Pensò non vi fosse alternativa che tornare sulla strada e cercare aiuto.
Iniziò con fatica ad arrampicarsi, agguantando con le mani sempre più intorpidite ogni sterpo, ogni ramo che trovava. Dopo pochi metri aveva già perso le ciabatte, ed il leggero pigiama azzurro si stava lacerando fra i secchi rovi.
Percorse pochi metri ancora, aveva un furioso mal di testa, forse dovuto alla botta che sicuramente aveva dato da qualche parte.
“Quei due devono essere morti” pensò, senza neppure riuscire a definire una qualsiasi emozione a riguardo. Ebbe l'immagine della 127 in fiamme, con i due, incoscienti, intrappolati dentro.
“Almeno avranno caldo.” Un ghigno gli si disegnò sul viso, e cadde ancora a terra.
“Devo resistere, devo camminare... come è nei film in questi casi ? Chi si ferma muore.”
Continuava lentamente a salire, ormai quasi strisciando.
“Come Jack London... si come Jack London...” Pensava a quei romanzi ambientanti durante la corsa all'oro in... Alaska ? Nel Klondike ? No, il Klondike è in Canada... Pensa Lorenzo, pensa e cammina.” Non sapeva quanto tempo fosse passato, ma sembravano ore.
Non sentiva più nulla, ne mani ne piedi; stava realmente camminando ? O fluttuava ?
“Ora che succederà, morirò qui come un coglione ? Questo è l'Appennino toscano, non l'Alaska !”
Non stava pensando, stava urlando con la poca voce rimasta.
Il torpore stava sostituendosi ai mille aghi di ghiaccio che sembravano tormentargli la carne.
“Devo stare sveglio, stai sveglio Lorenzo... Come si chiamava il cane di Jack London ? Il cane del libro... No, non Rintintin, no... Era... Braccobaldo, si... Braccobaldo... Il cane delle nevi.” Si mise a ridere ed a singhiozzare, e svenne.
Avrebbe sacrificato Piero, e sarebbe stato reintegrato nella cooperativa. Ne era sicuro.
Prima però sarebbe morto.
“Lorenzo, Lorenzo ! Ehi, scemo, svegliate a bbimbo !”
Aprì gli occhi, e pian piano focalizzò di essere in un letto. Un letto d'ospedale.
Alla sinistra aveva un'asta con un florilegio di flebo di ogni colore.
Davanti al letto, in piedi, in apparente splendida forma, c'era Piero.
“Ma che hai combinato fraté, sei rincoglionito del tutto ?” Piero sorrideva.
Dietro di lui c'era Giulia.
Anche lei sembrava star bene a prima vista, ma due spaventosi pestoni sotto gli occhi la tradivano, e Lorenzo scommise che non era per il pianto.
“Ma chett'e guidi che a malapena sai mannà er Garelli ! A momenti c'ammazzavamo tutti. La Rustica è ridotta an'feraccio. Mò che gliè dico a mi zio ? Eppoi fortuna c'a tò ritrovato subito e tò sarvato a vita... Ma che té vai a fa l'omo delle nevi ? A Yeti !”
Piero fece una mezza risata, ma era evidentemente forzata.
Giulia iniziò a singhiozzare, e corse fuori dalla stanza.
Lorenzo chiuse gli occhi. Ora avrebbe dormito, al caldo.
Più tardi li avrebbe uccisi tutti e due.

Salute e Latinum per tutti !
Il ricovero durò alcuni giorni, più per scaramanzia che per necessità. Piero passava dall'ospedale tutte le mattine e lo aggiornava su quanto succedeva:
“So vvenuti i caramba, Lorè, gli ho dovuto dì tutto.” Piero abbassò gli occhi. “Ssai del perchè eri imbriaco, di come avevi insistito per guidare nonostante io e Giulia t'avessimo scongiurato...”
Lorenzo si girò su di un fianco e continuò ad ascoltare in silenzio.
“Sai son venuti a sapello anche ggiù. Alberto m'ha ddetto che aveva intuito qualcosa, che eri sfuggente, che nascondevi. Io ho provato a difenderti, gliel'ho detto che eri in para per la ragazzetta. Eh, le donne! Chi dice donne, dice danno...eh Lorenzì?”
Lorenzo stentava a credere che quelle parole uscissero da quella bocca. Lo stavano mettendo all'angolo.
“...e poi che eri stressato, tutti questi mesi quassù, eh Lorenzì? Tu te la pigli un po' troppo pe' le cose, no? Sempre 'sta faccia appesa, eh Lorenzì. A un certo punto pensavo che me volevi mette in mezzo, pensa te, sempre ombroso, nero nero. Comunque non ti preoccupare, la cooperativa pensa di concederti un periodo di riposo e se mme dai retta, insabbiamo tutto quanto. Poi né io né Giulia, te denunciamo... i carabinieri lasceranno cadè la cosa. Le macchine... s'aggiustano, no? O se butteno! Mò te lascio, Lorenzì, torno su da Giulia, che m'aspetta...Ciao caro, ciao ciao.”
Scacco al re.
Cristo, aveva avuto troppa fretta nel giudicare Piero, che aveva trovato pure un'alleata in quella stronza. Una mano lava l'altra e tutte e due lavano il viso. Due rottinculo in overdose diventano i prodi che salvano l'amico sbronzo. Lorenzo schiumava rabbia e impotenza.
Lorenzo era seduto nella reception semi distrutta, abbandonò i ricordi e tornò nel 2010.
Aveva avuto fortuna, una volta uscito da quel gruppo di imbecilli. Si era laureato brillantemente e, falciando senza pietà chiunque trovasse sul cammino, era diventato un immobiliarista di buon successo. La sua scelta di vivere in un (grande) appartamento era più una furbata ad uso della finanza, piuttosto una vera necessità.
Un giorno avrebbe avuto una bella villa, con tanto di piscina e vista panoramica, un giorno non lontano.
Ma prima doveva risolvere questa strana storia.
Prima doveva capire le intenzioni di questi fantasmi.
Prese di tasca la lettera, e la lesse per la prima volta per intero.
Con la sua scalcinata grammatica, Piero lo invitava in quella precisa giornata presso l'albergo, 'per chiarirsi una volta per tutte'.
Curioso, per una lettera che portava la data di venti anni prima, ed ancora più curioso visto che Piero era morto da trenta anni.
Od almeno...
“Il ponte !” Lorenzo lo disse ad alta voce, come se una lampadina da fumetto gli si fosse accesa nella nuvoletta uscita dalla bocca.
“E' li che mi aspetta, è ovvio”.
Si avviò senza troppa fretta, osservando le sue scarpe ed i suoi calzoni ormai lordi di fango: “Niente da fare, non so mai vestirmi in maniera adeguata alla situazione”, ridacchiò.
Intanto tornò a quei giorni del 1980.
Uscito dall'ospedale aveva trovato tutte le porte chiuse. Era stato espulso senza appello dalla cooperativa per 'comportamento sconveniente e mancata responsabilità'. Gli avevano fregato anche la quota d'ingresso.
Giulia lo aveva scaricato con una laconica telefonata, senza che lui riuscisse a ribattere: 'Piero ha i suoi problemi, ma è un uomo vero ed insieme ne verremo a capo'.
Ciliegina sulla torta, l'albergo era ancora aperto, e Piero ne era l'unico responsabile.
Lorenzo terminò quel gennaio impegnandosi finalmente all'università. Quasi con rabbia fece il suo primo esame, ottenendo il massimo dei voti.
La madre ne fu contenta, e quasi dal nulla vennero fuori un bel po' di soldi che neppure sapeva esistessero: avrebbe avuto la possibilità di studiare.
Incazzato col mondo, a metà febbraio aveva già dato il secondo esame, con ulteriore grande successo. Ce l'avrebbe fatta, tutti avrebbero visto cosa sapeva fare.
Infine arrivò il 25 febbraio.
Senza dir nulla a nessuno, Lorenzo aveva preso il tormentato vecchio autobus che, unico, raggiungeva quella remota parte dell'Appennino.
La neve era ancora alta, ma Lorenzo stavolta era pronto.
Eskimo, due golf e doposci ai piedi, si incamminò verso l'Elfo.
Il suo anonimato si giocava sulla barba lunga ed un paio di grossi occhiali scuri.
Arrivato all'albergo, aspettò la notte. La neve aveva preso a fioccare violentemente quando, intorno all'una, si presentò alla porta principale.
La chiave apriva ancora, non avevano cambiato la serratura.
Nel buio raggiunse la cucina, e si impossessò di un grosso coltello.
Quando spalancò la porta della camera di Piero, ormai in preda di pura furia omicida, rimase paralizzato sullo stipide.
Piero non era a letto da solo, e questo Lorenzo se lo era aspettato, ma non c'era Giulia con lui.
C'era Alberto, il dirigente della cooperativa.


Salute e Latinum per tutti !
“Chi cazzo?” sbraitò girandosi di scatto “Ah, sei tu...vieni, Piero s'è sentito male, aiutami.”
Alberto gli dava le spalle, chino su Piero sul letto sfatto. La stanza era sottosopra. Alberto era a torso nudo, Piero in maglietta e mutande. Lorenzo infilò il coltello nel passante dei pantaloni, dietro la schiena, sotto la giacca e si avvicinò.
“Che è successo qui?” la voce gli uscì calma, inespressiva.
“Stavamo giocando Lorè, aiutami che non risponde.”
Piero era immobile, coi capelli appiccicati alla testa, sudato, la bocca semi aperta. Apparentemente non respirava, non si coglieva alcun movimento toracico.
“Togliti Alberto.”
Anche Alberto era sudatissimo e col respiro affannato. Lorenzo si chinò, cercò la pulsazione a lato del pomo d'Adamo. Niente. Si avvicinò al volto per cogliere un sospiro. Niente. Alzò meglio la palpebra socchiusa: la pupilla era fissa, inerte.
“L'hai ammazzato.”
“Che cazzo dici?” Alberto camminava avanti indietro per la stanza a testa bassa. La voce suggeriva a Lorenzo che vacillava, che non era così sicuro di quel che diceva “Te l'ho detto, stavamo giocando, s'è sentito male...”
“Gioco del cazzo, che finisce col morto.”
“Ma no, che dici...è stato un incidente, madonna e ora?”
“E ora chiami un'ambulanza e lo porti via, e ora...”
“Ma no, dai, vorranno sapere, no? Verrà la polizia, farà domande! Oddio, oddio, siamo nella merda.”
“SEI nella merda, prego.”
“Ti prego aiutami, non lo possiamo lasciare così.”
“Vestilo!”
Non sapeva bene quel che faceva, ma la debolezza di Alberto, lo ispirava. Forse poteva approfittare della situazione e pareggiare un po' di conti.
Alberto obbediva senza fare domande.
“Vieni portalo fuori.”
“E dammi una mano cazzo!”
“Tu hai fatto la frittata, tu butti i gusci. Muoviti!”
Alberto lo mise su una coperta e lo trascinò fuori.
“Andiamo al vecchio ponte. Lo buttiamo di sotto. E tu prega che non lo trovino subito.”
E così andò.
Lorenzo all'indomani se ne tornò a casa.
Alberto fece passare qualche giorno e poi denunciò la scomparsa insieme al furto di un po' di denaro.
Le autorità non si affannarono. Piero praticamente non aveva nessuno e aveva un passato da scapestrato, i soldi poi non erano molti. Solo Giulia stava addosso al vecchio maresciallo della locale caserma, ma non ottenne niente.
Solo a primavera fu rinvenuto un cadavere, ampiamente devestato dalle ingiurie del tempo e dagli animali del bosco, che amici e parenti furono chiamati ad identificare.
Quando fu il suo turno Lorenzo, che con la coda dell'occhio aveva intravisto il teschio abbondantemente scarnificato, non ebbe il coraggio di alzare lo sguardo, ma riconobbe i vestiti che quella notte maledetta, gli avevano messo addosso.
In mancanza di qualsiasi elemento, tranne le urla di una ragazzina isterica, la cosa fu archiviata come incidente.
La ristrutturazione dell'ostello, partì all'inizio dell'estate, quella morte fu presto dimenticata. Lorenzo ottenne una collaborazione esterna per la ristrutturazione e successivamente per la gestione, riccamente retribuita. Dopodiché trascinandosi dietro Alberto, docile come un cagnolino, mise su una società di consulenze per le pubbliche amministrazioni, per la ristrutturazione e la gestione del patrimonio immobiliare. I contatti politici di Alberto aprivano molte porte e ben presto lui si dimostrò ben abile a sfruttarli. Al suo socio, di minoranza, lasciava il lavoro sporco di corruzione e gestione dei rapporti coi fornitori, lui faceva le pubbliche relazioni e il personale. Quando poi gli enti che seguiva, cominciarono a dismettere parte del patrimonio, fu la sua società a prendersi ad aste regolarmente deserte, i pezzi più pregiati. A quarant'anni Lorenzo possedeva case e palazzi in posti di gran pregio. Giusto in tempo per cavalcare la bolla speculativa che investì il settore immobiliare nei primi anni 2000.
Il vecchio 'Elfo', comunque, era sparito presto dalle loro carte. Venduto dopo un minimo di ristrutturazione ad una società immobiliare straniera, era poi rimasto inutilizzato fino a cadere in rovina. Mentre si avviava verso il ponte, l'occhio manageriale di Lorenzo non poté fare a meno di posarsi con maggior attenzione su quello scempio: “A volerci lavorare un po' potrebbe venirne fuori un posto interessante... Ma per chi ?” Scrollò le spalle e continuò il cammino.
Eccolo ! Il vecchio ponte venuto giù nel 1966. Gran parte della struttura in pietra, ben costruita durante il ventennio, sembrava intatta, ma Lorenzo sapeva bene come fosse solo apparenza. Non avevano mai provato ne a ricostruirlo ne a metterlo in sicurezza. A suo tempo l'ingegnere gli aveva detto che poteva crollare in qualsiasi momento, ma questo non destava preoccupazioni poiché sarebbe franato sul nulla, senza fare danni a cose o persone.
Ai due terzi della struttura ad archi, lunga in origine una ventina di metri, l'acqua aveva portato via i metri finali, oltre ad aver reso pericolante tutto il resto. Sotto, ad una quarantina di metri di profondità, scorreva un piccolo ruscello, detto 'il germano', ghiacciato per gran parte dell'anno.
Arrivato al ponte, Lorenzo si avvicinò al suo imbocco, incerto sul da farsi.
Il cervello viaggiava veloce: forse Piero non era morto e voleva la sua vendetta ? Ma l'aveva visto volar via verso il nulla quella notte... Oppure...
Il sasso quasi lo colpì in volto, per istinto si voltò di colpo sentendone il fischio. Il sasso ricadde alcuni metri dopo, già sul ponte. Lorenzo si guardò intorno, pronto a reagire, ma senza vedere nessuno. Infine fece caso a quanto gli era stato lanciato contro: la pietra era rivestita con della carta.
Con attenzione, si incamminò sul ponte, fino a raccogliere la pietra. C'era un foglio di giornale a rivestirla, un giornale regionale, un'edizione con la cronaca provinciale, non più vecchio di un mese.
Il titolo ne catturò subito l'attenzione: 'Dai ghiacci del Leopoldotto affiora un cadavere'
(...)è forse colpa del riscaldamento globale se anche gli ultimi piccolissimi ghiacciai perenni dell'alto Appennino sono in estinzione. Il Leopoldotto, testardo, ha resistito fino ai giorni nostri, salvo sparire completamente lasciandoci una sorpresa. Un cadavere del tutto irriconoscibile, probabilmente di un uomo, che ad una prima analisi risale a decenni se non a centinaia di anni fa. Ma aspettiamo ad eccitarci per il ritrovamento di un nuovo uomo di Similaun, le autorità ci avvertono che, molto più probabilmente, si tratta del cadavere di un giovane romano disperso in questi monti una trentina d'anni fa. I medici legali faranno chiarezza(...)
Lorenzo non aveva mai smesso di guardarsi intorno, mentre leggeva, ma non riusciva a scorgere la minaccia che gli sembrava oramai imminente ed inesorabile.
Infine buttò il foglio di giornale per terra, che venne subito portato via dal vento, e si mise ad urlare: “Giulia, lo so che sei tu. Guarda che dobbiamo parlarne io e te. Ti giuro che non ho fatto assolutamente nulla a Piero, fece tutto da solo. Giulia, mostrati per favore !”
Lorenzo non ebbe il tempo di mettere a fuoco la cosa, che come dal nulla saltò fuori una grossa Jeep Willys rombante. Senza pensarci arretrò di alcuni metri sul ponte, mentre la Jeep quasi lo investiva, salvo fermarsi di colpo ad un metro da lui.
Lorenzo sudava, e si tastava i pantaloni come alla ricerca di un'arma che non aveva.
“Sempre inadeguato in questi casi...”
Però quella Jeep, quella Jeep lui la conosceva !
“Sei una testa di cazzo !” Urlò Alberto per farsi sentire sopra il rombo del motore: “Ma quale Giulia ? Quella deficiente non si ricordava più di lui già dopo qualche mese... Non lo sai che morì pochi anni dopo di Aids da pere, quella povera stronza ?”
Alberto. Lorenzo guardava incredulo, Alberto, il suo vecchio socio.
Il motore calò di giri, Alberto si mise quasi a singhiozzare: “Io l'amavo, altro che quella stronzetta, Io ! Ed anche se sono passati tanti anni non l'ho mai dimenticato.”
“Ma, allora ? Non l'ho ucciso io, era con te quando...”
“Taci !” Alberto urlava in maniera isterica: “Tu mi hai costretto ad ucciderlo ! Buttandolo da questo cazzo di ponte, ma non ci siamo mai accertati bene se fosse stato morto o no, e questo per colpa tua ! Lui non era morto, io lo so, me lo ha detto tante volte in sogno !”
Lorenzo tentava di avvicinarsi pian piano all'auto: “Alberto, queste non sono spiegazioni razionali, che c'entrano i sogni ? Lui era morto, eccome, non puoi pensare sia sopravvissuto, era strafatto di eroina, era...”
“Era vivo ! E sai perché lo so ? Il Germano non ha nessun collegamento col Leopoldotto, il Leopoldotto è in una conca chiusa che si può raggiungere solo a piedi. Lui era vivo. In qualche modo è sopravvissuto alla caduta, forse la neve, e poi ha camminato fino al ghiacciaio, solo e mal vestito, per morire di freddo in cerca di aiuto. Così l'hai ricompensato per averti salvato la vita, vero figlio di puttana ? Ma stavolta la paghi.”
Vivo ? Non poteva essere vero. Lorenzo cercava una via di scampo, l'unica era farlo parlare, farlo parlare e confonderlo, come nei film.
“E la lettera ? Perché quella doppia scrittura, perché quelle date ? E l'affrancatura ?”
“Tutte cazzate create ad arte, ci voleva qualcosa di misterioso, senza essere troppo minaccioso, per portarti qui da solo.” Lorenzo non fece in tempo a replicare che Alberto pigiò l'acceleratore a tavoletta. La Jeep gli venne incontro, inesorabile, sul ponte. Lorenzo fu obbligato a fuggire verso lo squarcio.
Il bambino piangeva, mentre suo padre, arrabbiatissimo, gli urlava sul viso: “Sei generazioni, sei generazioni di Baldazar ! Mio nonno era conosciuto da tutte le coorti d'Europa, ed il bisnonno era di casa dallo Zar, e tu” puntava inesorabile l'indice verso il piccolo Stanislaw, “tu sarai il mio successore, calcherai le scene dei circhi di tutto il mondo !”
“Ma io non voglio, ho paura, non mi piac...” Stanislaw, che solo più tardi sarebbe diventato Lorenzo, fu colpito da un forte ceffone sulla bocca, e cadde violentemente a terra. Suo padre puzzava di alcool da metri di distanza, tuttavia saltò su di un grosso pallone, rimanendovi in piedi in perfetto equilibrio: “Guarda, è così che devi fare. Controlla il tuo corpo, non lasciare sia lui a farlo, e tutto sarà alla tua portata !”
Il bambino lo guardò, e giurò a se stesso che non avrebbe deluso suo padre, e non soltanto perché non voleva più ceffoni.
In una frazione di secondo Lorenzo interruppe la sua fuga verso il nulla e si voltò.
Alberto neppure vide, a malapena intuì, Lorenzo saltare sul cofano della sua Jeep, e poi ancora dietro di lui. Fece appena in tempo a girare la testa, giusto per urlare mentre precipitava verso il fondo del burrone.
Lorenzo corse, corse, mentre il resto del ponte crollava sotto di lui.
Con un ultimo salto raggiunse il bordo, mentre dietro di lui fumo e rumore.
“Grazie, bastardo di un ubriacone.” Pensò Lorenzo guardando il cielo.
Quando il fumo si diradò, il ponte era scomparso. Con lui la Jeep, sicuramente nascosta dalle macerie.
"Dubito lo troveranno mai."
Arrivò a casa in tarda mattinata, la moglie gli fece una terribile sfuriata, per mettersi poi a piangere abbracciandolo con violenza. Lui le promise che le avrebbe spiegato tutto più tardi.
Dormì tutto il giorno, si alzò per ascoltare il telegiornale regionale delle 19.
Del ponte nessuno fece menzione, però: 'Dai primi esami è subito risultato evidente che il cadavere ritrovato nel ghiacciaio della Leopoldina è in effetti una mummia, forse risalente all'ultima era glaciale ! Interessanti i referti come...' Lorenzo spense la Tv.
“Ma vaffanculo.” Disse sottovoce.

FINE

Salute e Latinum per tutti !
salve a tutti
potreste vincere il Premio Agatha Christie.
Mi è piaciuto, qualche appunto lo potrei fare (poca roba) ma, nel complesso mi ha appassionato.
Il finale con la "checca" isterica è da applausi.
BRAVI!
Piero e famiglia
Grazie Piero, ora ovviamente 'correggeremo le bozze' per eliminare le incongruenze e dare un po' di fluidità al tutto, ma non prevedo grossi cambiamenti.
Ho in mente anche un altro progetto, nel quale vorrei coinvolgerti... Stasera ne parlo con Roberto, poi ti dirò.

Salute e Latinum per tutti !

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