Turno di notte

La notte porta consiglio ? Kruaxi a ruota libera.

Continua il divertente gioco letterario fra me e Roberto, in attesa, un domani, di un'ulteriore evoluzione più ambiziosa in cui vorrei coinvolgere anche Piero (te ne parlerò al telefono).

Il racconto precedente è attualmente in via di correzione, anche il titolo è da trovarsi.

Intanto, un nuovo incipit, e stavolta inizio io...


__________________


Si alzò dal letto per l'ennesima volta.
Le lenzuola sudate, un'afa insopportabile. La radiosveglia a grandi numeri rossi segnava la mezzanotte e mezza, provava a dormire da quasi due ore senza successo.
"Per fortuna che domani non lavoro" pensò Marco, già sicuro che difficilmente avrebbe preso sonno prima dell'alba. Aveva sempre sofferto di insonnia notturna, e spesso la mattina si ritrovava ad essere un vero e proprio zombie.
Quei venticinque km che doveva fare per arrivare alla fabbrica erano una vera e propria benedizione; una sigaretta, un caffè al bar di Giovanni, giù al paese, e pian piano si svegliava, arrivando così alla sua centralina di comando in condizioni quasi accettabili.
In mutande, uscì nel giardinetto, e si mise a fumare seduto sulla vecchi sdraio di plastica.
"Abitare lontano da tutto ha i suoi vantaggi, è innegabile" si disse, abituato da tempo a parlare da solo. da quando Marta l'aveva lasciato, si era ritirato in quella piccola colonica dall'affitto bassissimo, a più di cinque km dalla casa più vicina. Amava la solitudine, ma quella notte si sentiva inquieto, ed avrebbe preferito vedere delle luci accese in vicinanza, delle luci provanti la presenza di altri esseri umani.
Guardò la foresta, poco illuminata da una mezza Luna dalla luce stentoria. Il vento era debole, incapace di muovere quell'aria umida ed opprimente. Ogni tanto si sentiva un gufo, poi un latrato lontano.
Si grattava la barba incolta: "Qui è proprio 'balla sui lupi", pensò, stranamente sempre più oppresso da un senso di paura che non ricordava di aver mai avuto, anzi.
Amava quel posto, amava girare nudo per casa, o per il giardino, magari con lo stereo al massimo del volume; stasera invece qualcosa non funzionava, quella tenebra quasi totale lo spingeva a guardare il cielo, alla ricerca delle stelle e del loro brillare.
Si divertiva a seguire le luci lampeggianti degli aeri in alta quota, chiedendosi da dove venivano e dove andavano, così come le orbite curve dei satelliti più bassi.
Ma non vide nulla fra le stelle apparentemente fisse, nulla se non una strana luce. Si muoveva lontana, almeno in apparenza, disegnando uno strano percorso ad otto, senza alcun senso. Non vide le luci lampeggianti tipiche degli aerei.
"Forse è un aereo militare in addestramento, ed è molto lontano" pensò, senza tuttavia crederci molto.
Improvvisamente la luce si divise in due, due luci che iniziarono uno strano balletto.
Sempre più perplesso, rimase ad osservare, finché la sigaretta che aveva fra le mani non gli bruciò le dita.
Si alzò di scatto, maledicendo la sua idiozia, e corse in casa a mettere il dito sotto l'acqua del rubinetto. Pochi secondi dopo tornò in veranda, ma nel cielo non c'era più nulla.
"Maglio andare a letto".
Si fermò al frigo, versandosi un piccolo bicchierino di Vodka, mentre dalla foresta proveniva un discreto baccano. Sembrava che gli uccelli e gli altri animali si fossero improvvisamente messi a discutere.
Poi finì tutto in un secondo, come se qualcuno avesse di colpo azzerato il volume.
Non si era ancora portato il bicchiere alla bocca che tutto iniziò a tremare.
Un forte rumore, una potente luce che penetrava da ogni finestra, illuminando tutto a giorno. Il bicchiere gli cadde di mano, spaccandosi sul pavimento.
In un attimo si ritrovò combattuto fra il correr fuori, o lo stare ben chiuso in casa, una casa che sarebbe potuta crollare per quel terremoto, o...
Fermo.
La casa non si muoveva più, e la luce era scomparsa.
Con lentezza andò verso la porta, impaurito come non mai.
Poi sentì bussare, due tocchi forti sulla porta di legno, due inequivocabili 'toc-toc'.
D'istinto spense la luce, camminando spalle al muro, senza neppure sapere perché.
Poi il suono del campanello.
"Ma cosa diavolo, cosa ... chi può essere a quest'ora ?" Si impadronì di un grosso coltello da cucina: " Chi è ?"
"Signore è in casa ?"
Una bella voce maschile, piena e piacevole, lo raggiunse, Riconobbe un inequivocabile accento milanese.
"Signore, non so se è l'ora giusta questa, non vorrei disturbarla, ma potrei parlarle un attimo ?"
Marco si sentì riavere; chiunque fosse non erano certo ne fantasmi ne lupi mannari, ed adesso l'avrebbero sentito !
"Un attimo !" Urlò alla volta della porta; abbandonò il coltello sopra il frigorifero e corse in camera. dal terzo cassetto tirò fuori la vecchia ma efficiente Beretta carica, che deteneva con la licenza per il tiro a segno. 'Arancia meccanica' l'aveva visto più volte, non l'avrebbero fregato. Al primo scherzo gli piantava una palla in testa, sapeva di esserne capace.
Riaccese la luce dell'ingresso, andò alla porta e la spalancò di colpo, facendo contemporaneamente due passi indietro, e tenendo la Beretta ben puntata sulla soglia.
Neppure un attimo dopo la pistola gli cadde di mano, producendo un tonfo sordo sul vecchio tappeto.
Bloccato dalla sorpresa, e dalla paura, mise pian piano a fuoco l'essere alla porta.
Era alto più di due metri, un corpo esile vestito (vestito ?) con una specie di tuta arancione dai riflessi metallici. Il viso era sproporzionato al resto, con due enormi occhi neri ed inespressivi, senza pupille, una piccola bocca da pesce e due esili braccia lunghissime. Realizzò che, alla fin fine, era piuttosto aderente alla figura classica dell'alieno nell'immaginario collettivo. ma questo era davanti a lui.
Si ritirò lento verso il muro, camminando all'indietro, incapace di fare qualunque cosa. Il cuore sembrava scoppiargli.
L'essere entrò, con innaturale grazia, e per prima cosa raccolse la pistola di terra.
"Le è caduta questa signore', desse porgendogliela col suo braccio esile, che terminava con una lunga mano con quattro dita.
L'istinto lo portò ad afferrare la pistola,  che si strinse al petto, incerto sul da farsi.
"Signore, son certo che non è l'orario giusto ma deve perdonarmi, ho molte lacune riguardo le vostre usanze." A marco sembrò di intuire un sorriso su quella bocca impossibile: "Signore, posso rubarle solo un attimo ? Vorrei proporle alcune delle nostre pubblicazioni."


Salute e Latinum per tutti !

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Risposte a questa discussione

Buona domenica a tutti
........................ "Signore, posso rubarle solo un attimo ? Vorrei proporle alcune delle nostre pubblicazioni."
.......Giove per tutte le tasche (rivista di escursionismo)
.......Come riparare un'astronave da soli (faidate)
.......Insegnare a Cassano a parlare l'alieno (imprese impossibili, non sa neanche l'italiano)
.......Costruisci un razzo con sole quindici uscite (modellismo galattico)
.......Come cucinare gli "gnozzi", pescati nel mare della tranquillità, alla marinara (rivista di cucina)
.......e per i più piccini l'album delle figurine (edizioni Plutonini) dei Galacticos
può pagare con carta di credito venusiana o bancomat astrale, anche a rate
Saluti
Piero e famiglia
“Ma, ma io...”
“Non si preoccupi signore, le prenderò solo pochi istanti del suo tempo, dopodiché la lascerò alle sue occupazioni.”
L'essere fece un passo all'interno e Marco non potè non spostarsi di lato.
“Si accomodi” fece indicando il divano del soggiorno “mi dia il tempo di mettere qualcosa addosso.”
La naturalezza ed il garbo dell'essere avevano attivito in lui la naturale cortesia con cui aveva sempre trattato gli estranei. Non sapeva bene cosa fare e si sentiva come all'interno di un film o di un sogno, di cui osservava lo svolgimento.
Entrò nella sua stanza per infilare un pantalone ed una camicia e intanto pensava che tutto il contesto, la notte insonne, la suggestione del cielo, il trambusto, avevano suggerito quell'immagine buffa dell'alieno venditore porta a porta, mentre invece a fargli visita a quell'ora assurda era sicuramente qualche squilibrato delle vicinanze dalla fisionomia grottesca.
Tornò in soggiorno intenzionato a tenere una conversazione lieve e senza contraddittorio con l'ospite, per poi congedarlo il prima possibile. In fondo quel diversivo, era pure simpatico, per un solitario come lui.
Ma quando gli si sedette davanti “Mi dica, le posso offrire qualcosa?”, lo stomaco si contrasse violentemente, spingendo i resti acidi della cena verso la gola: quella faccia non era umana.
Accese una sigaretta cercando di trattenere il tremito. Cominciò a sudare, doveva mettere più spazio possibile tra se e quella creatura, ma lui parlò di nuovo e il tono era calmo e caldo, come quello di un bravo doppiatore.
“No grazie, non ho bisogno di niente, signore. Sono io che le vengo ad offrire qualcosa, signore, una cosa dal valore inestimabile, desiderata dalle creature di tutto l'universo e sorprendentemente sotto il loro naso: la libertà.”
“Vede signore, io appartengo ad una razza che, compresa la rivelazione che sto per farle, ha deciso di divulgarla all'intero universo, attraverso gli esseri, come lei, di buona volontà. Lei è stato osservato a lungo, prima di essere scelto, signore. Lei ha qualità molto rare e soprattutto, lei ha il dono.”
Piero Bomba ha detto:
Buona domenica a tutti
........................ "Signore, posso rubarle solo un attimo ? Vorrei proporle alcune delle nostre pubblicazioni."
.......Giove per tutte le tasche (rivista di escursionismo)
.......Come riparare un'astronave da soli (faidate)
.......Insegnare a Cassano a parlare l'alieno (imprese impossibili, non sa neanche l'italiano)
.......Costruisci un razzo con sole quindici uscite (modellismo galattico)
.......Come cucinare gli "gnozzi", pescati nel mare della tranquillità, alla marinara (rivista di cucina)
.......e per i più piccini l'album delle figurine (edizioni Plutonini) dei Galacticos
può pagare con carta di credito venusiana o bancomat astrale, anche a rate
Saluti
Piero e famiglia

Eheheh, poi avete anche vinto ieri, non è vero Pierom ? !

Salute e Latinum per tutti !
salve a tutti
io non ho vinto, mica giocavo...........però ad essere onesti forse il pari era più giusto; poi l'Udinese
e i friuliani in generale mi sono molto simpatici.
Saluti
Piero e famiglia
"Dono?
Che dono........" balbettò Marco che lentamente stava tornando lucido
Fermo Giulio ! Questo gioco è a due soltanto... anche perché ho in mente un'idea GENIALE in cui trascinare tu e Piero, oltre a noi due. Un'idea da attuarsi dopo questo racconto. Se volete che ve ne parli subito fatemelo sapere, sempre che non preferiate la sorpresa, ma intanto va avanti il ns gioco...

____________

"Dono ? Che dono..." balbettò Marco che lentamente stava tornando lucido.
"Lei non ha idee preconcette, non segue la massa, non si fa impressionare dal pensiero dominante. E non ha alcun pregiudizio nei confronti del 'diverso' e, mi consenta, noi non siamo proprio uguali a lei ed alla sua razza".
"Non vi è dubbio" pensò Marco, accendendo l'ennesima sigaretta, mentre la precedente fumava quasi intera nel portacenere.
"La nostra indagine di mercato" continuò l'essere, col suo accento lombardo, "indica in lei un candidato ideale per il nostro ultimo prodotto !"
"Ehm... lei parlava di libertà..." Azzardò Marco, tentando di razionalizzare quanto stava accadendo: "Libertà è una parola importante, ne converrà. Libertà da cosa ?" Si ricordò improvvisamente di aver letto almeno qualche libro in vita sua, e di aver abbandonato sociologia quando gli mancavano solo quattro esami:
"Lei intende libertà dalle convenzioni ? Dal bisogno ? Dal giudizio altrui o... qualcosa di più estremo... come la libertà dalla paura, dal condizionamento o che sò..." Abbozzò un sorriso, "dalla morte ?"
L'inespressività della creatura non gli offrì rimandi in grado di interpretare, ma questi doveva ben conoscere gli umani, visto che gli indirizzò un breve movimento con la testa, ovviamente a suo solo uso e consumo; era facile leggerci un 'no'.
"Niente di tutto questo signore, non conosco pianeta che viva queste felici utopie, e le assicuro che ne conosco molti." Il braccio destro si mosse, e d'improvviso apparve un ologramma in mezzo alla stanza.
La nitida immagine rappresentava inequivocabilmente una macchina di forma discoidale... Un disco...
"Un disco volante !" Quasi urlò Marco, senza rendersene conto.
"Esatto signore" sorrise (?) l'essere, "la libertà ! Niente traffico, niente manutenzione e niente carburante. Garantito per un uso ininterrotto per almeno 100 dei vs anni. Può raggiungere ogni località del vs sistema in un massimo di due giorni e..." l'immagine cambiò, mostrando un meccanismo intraducibile "con l'opzione iperluce in dotazione, lei potrà raggiungere senza problemi qualunque sistema nel raggio di 72 parsec !"
Marco era sempre più stranito, continuava a darsi pizzicotti, tentando di risvegliarsi da quello che non poteva non essere che uno strano sogno.
"Può averlo anche metallizzato."
"Ora basta !" Marco saltò su dalla sedia: "Sono impazzito o cosa ? Tutto questo non ha senso, e... e..."
"Signore, capisco la sua perplessità, in fondo lei è il ns primo cliente in questo sistema. Lei non sa quanto ho viaggiato, ed è stato deludente trovare che in questo settore, promettente secondo il marketing, voi al momento siete l'unica razza senziente..." Si passò una mano sulla fronte: "A parte delle creature assolutamente stupide, dei palloni gassosi su Giove, qui non ci siete che voi !" La voce sembrava frustrata adesso.
"Milioni di chilometri, senza neanche la sicurezza del rimborso, una quota minima da piazzare, i figli a casa che vogliono l'ultimo... mi scusi, sto divagando" l'essere tornò al suo 'naturale' aplomb: "Mi accaloro soltanto perché sono sicuro della bontà dell'offerta, non lavorerei mai per questa ditta se non fossi più che sicuro di venire incontro ai desideri della clientela."
"Certo, certo..." disse Marco, mentre una strana domanda gli cresceva dentro, una domanda strana se gli avessero prospettato in anticipo questi strani eventi.
"Ma... quanto mi costa ?"
L'essere, l'alieno, quello che era, alzò un braccio come a sminuire l'importanza della questione: "Guardi, assolutamente alla sua portata, e potrà pagare in comode rate. Inoltre all'offerta è allegato un gadget fantastico !" Tirò fuori dal nulla una specie di telecomando, e dopo pochi secondi sulla porta apparve qualcosa che Marco identificò come un Robot. Una macchina metallica antropomorfica: due gambe, quattro braccia ed una specie di maschera da saldatore al posto degli occhi: "Saluta il tuo nuovo padrone" disse il venditore.
"Salve signore !" Dalla macchina provenne una bellissima voce, degna del miglior doppiatore di film, profonda ed impostata.
Marcò agitò leggermente la mano destra.: "Ciao..."
"Anche il ns robot non richiede manutenzione, le farà ogni lavoro di casa, ogni cosa è alla sua portata. E' medico, ingegnere, architetto, letterato (precaricato di ogni dettame della vs cultura), artista. Dica una parola e questa diventerà il suo nome per sempre !"
"Cazzo..." Sussurrò Marco.
"Ciao padrone, io sono Cazzo" disse di rimando il robot.
"Ehm... Posso modificare il nome, vero ?" Marco era molto imbarazzato.
"Ovviamente... RESET !" L'alieno tornò a guardare Marco: "Allora ?"
"Lei parlava di libertà..."
"Certo ! Libertà dalla gravità, libertà dalla fatica, libertà dalla noia delle faccende domestiche... anche libertà dal lavoro. Se vuole può mandarci il ns robot, le assicuro che saprà farlo benissimo."
Marco notò un tono diverso nella voce dell'essere, come se iniziasse ad essere spazientito.
"Allora come lo chiama ?"
"Giorgio" disse Marco, senza neppure sapere perché. Giorgio era il nome di un suo antico compagno di scuola, uno dei pochi che ricordava con piacere..
"Ciao, io sono Giorgio." Disse il robot.

Salute e Latinum per tutti !
“Devo bere qualcosa.”
“Se permette signore, potrebbe mettere alla prova le capacità di Giorgio. Provi a chiedere a lui.”
“Vorrei della vodka, Giorgio...fammela doppia.”
Il robot afferrò un bicchierino, lasciato sul tavolo e da una fessura sul ventre fece sgorgare del liquido trasparente. Era fredda ed asciutta, forse la migliore vodka che avesse mai bevuto.
“Un'altra Giorgio, per favore. Eee... vorrei fumare.”
Comparve una scatola con pipa, sigari e sigarette. Marco prese una bionda, senza marca e dopo averla passata sotto il naso, l'accese. Squisita. Gusto morbido ed aromatico.
Quella situazione cominciava a piacergli.
Affondò le spalle sul divano.
“Senta... mi scusi, ma non ricordo il suo nome.”
“Può chiamarmi Gabriel, Peter Gabriel.”
“Senta Signor Peter Gabriel, credo di non aver ancora capito bene la sua proposta. Lei mi sta offrendo il suo disco volante, con gadget incluso, in cambio di che?”
“La politica di marketing dell'azienda per cui lavoro, prevede una penetrazione decisa dei nuovi mercati. Lei avrà il veicolo a condizioni di favore e se ne avrà voglia con un piano di finanziamento su misura per lei. Ma mi lasci ancora illustrare, le possibilità del suo apparato personale robotico. Giorgio, muta il tuo aspetto secondo i risultati della scansione cerebrale.”
L'apparizione di Marta nuda nel soggiorno di casa, fu un altro duro colpo per Marco.
Gli occhi cercavano dettagli incongui o imperfezioni, ma quella simulazione era tremendamente vicina al vero; anzi, ad esser sinceri, le chiappe erano una versione tonica e potenziata di quelle di Marta ed il piccolo seno leggermente più slanciato. Inoltre, senza voler essere irrispettosi, il pelo pubico, meno sfacciato, più composto. Quando gli salì a cavalcioni, Marco per un attimo cercò di ricordarsi che era un automa, ma la pelle era calda e i capelli sul viso morbidi e naturali.
La bocca lieve sulle sue labbra, umida, cominciò a scendere sul collo e da lì farsi strada sulla camicia aperta sulle spalle e poi sul petto. Marco non sapeva cosa fare, ma quando lei arrivò sul ventre e poi sul sesso, decise che non gli interessava più niente, che quello poteva essere pure un mostro che dall'uccello gli succhiava via tutto quanto, ma per la causa del progresso e della scienza, si sarebbe sacrificato.
Il pompino fu assolutamente leggendario e quando riaprì gli occhi, avrebbe venduto la madre ad una setta di demoni cannibali, se quella femmina gliel'avesse chiesto.
N.d.A: -Ho sempre sospettato che, sotto sotto, avevi l'anima del pornografo, Roberto !!!
Confesso che con questa deriva metti un po' in crisi alcuni miei programmi, ma vedrò di adattarmi. Stasera continuerò...

Salute e Latinum per tutti !
Improvvisamente Marco si accorse di essere ancora seduto, con la sigaretta che gli bruciava fra le mani ed un forte mal di testa. Il robot era dove lo aveva lasciato, fermo e metallico a metri di distanza.
“Che... ?” Girò lo sguardo verso il piazzista alieno.
“Ah, non guardi me, cosa sia successo non lo so !” Disse la creatura, “Giorgio ha letto le sue onde cerebrali e le ha inviato uno psico sogno; incredibile, vero ? In una frazione di secondo ha soddisfatto, virtualmente, un suo qualche desiderio represso ed inesprimibile. Una bellissima opzione, ma...”
“Ma cosa ?” La voce di Marco divenne improvvisamente preoccupata.
“Ma le consiglierei di non usarla più, non è ancora del tutto testata; ci sono stati dei brutti effetti collaterali sulle nostre cavie umane, dopo tre o quattro di questi trattamenti. Per carità, non sono morte, ma adesso sono assimilabili alla vita vegetale.”
“Cavie umane ?” Marcò saltò in piedi, brandendo la rivoltella che si era precedentemente messo in tasca: “Cosa vuol dire cavie umane ? Mostro !”
“Via, non si arrabbi, fa parte del marketing ! Mica vorrà che si venda al pubblico un prodotto senza averlo prima ben testato ? Avrà pure sentito parlare di 'rapimenti alieni', non è vero ? Una piccola pratica indispensabile, seppur disdicevole, per evitare di fare gravi danni. Non fate così anche voi per testare le medicine ed i cosmetici ?”
“Si, ma sugli animali !” Marco si scoprì furioso, l'indice tremante sul grilletto.
“Ecco, appunt... ehm... Guardi, abbiamo rapito solo poche centinaia di persone, e son tutte tornate a casa tranquillamente, solo con un paio di loro abbiamo avuto sfortuna ma... è statistica !”
“Statistica un cazzo.” Marco sparò alla testa dell'alieno ma il colpo,incredibilmente, rallentò e cadde inerte a terra. “Signore, mica penserà che vada in giro per territori, mi scusi se lo dico, poco civilizzati senza precauzioni ? Un banale campo di forza.” Raccolse il proiettile con le sue lunghe dita, e lo guardò a lungo: “Uhm, grezzo ma fondamentalmente efficace.”
Sconfitto, l'uomo quasi sprofondò sul divano; cosa altro poteva succedere ancora ?
“Bene, è ora che vada, appoggi il pollice qui.” L'essere gli porse una tavoletta, vagamente simile ad un I-Pad, Marco ubbidì senza fiatare.
“Sono felice ! La transazione è terminata, lei è il nuovo felice possessore di un meraviglioso disco volante e di un fantastico robot tuttofare.”
A Marco sembrò che l'alieno facesse un piccolo salto di gioia.
“Il mio giro è finito, e tornerò subito a casa, finalmente !”
“Il pagamento ?” Sussurrò Marco.
“La prima rata passerò io stesso a riscuoterla abbastanza presto, diciamo fra tre anni.”
“Tre... Ma con cosa la dovrò pagare ?” Disse Marco.
“Come le ho detto non si preoccupi, non vogliamo i vs soldi, ci sono del tutto inutili, e neppure preziosi o metalli rari: lo spazio ne è pieno.”
“Vo...volete la mia anima ?!”
“Lei ha letto della pessima narrativa, caro amico. Niente di tutto questo. Qui troverà tutto in chiaro.”
Gli allungò un robusto volume, saltato fuori dal nulla, scritto in italiano.
“Ci sono tutte le clausole; ovviamente le consiglio di rispettare l'impegno preso.”
“Sennò ?” Ritrovando un po' di coraggio, Marco lo guardò a mo' di sfida.
“Secondo le ns leggi qualunque abitante di un pianeta è responsabile in toto per la propria razza...”
“Che vuol dire ?”
“Che se non paga pignoreremo la Terra. I miei saluti.”
Con lunghi passi l'alieno si allontanò, tornando nel buio. Pochi minuti dopo la casa tremò ancora, immersa nel rumore e nella luce, e poi più nulla.
Marco guardò il robot.
“Giorgio, disabilita quell'opzione psico non so cosa, niente più giochini di quel tipo.”
“Fatto signore”
“Ed ora fammi una vodka, una vodka vera, da bere, non da immaginare.”
Mentre il robot si dirigeva verso il frigorifero, Marco si appoggiò al divano, e si addormentò di colpo. L'ultimo pensiero fu che, di certo, al risveglio tutto sarebbe sparito.

Salute e Latinum per tutti !
Nel sogno Marco galleggiava in casa sua e osservava le cose dall'alto. Riconosceva il disordine domestico, però ne era indispettito, come se lo notasse per la prima volta e poi c'era quel fastidioso rumore di fondo, quel “drin drin” prolungato, che era proprio fuori contesto. Quando aprì gli occhi si rese conto che era il suo telefono a squillare come un forsennato.
“Pronto?”
“Che cazzo stai facendo?! Sono le undici, qui non sappiamo più che cazzo fare, senza di te! Vieni immediatamente!”
“Le undici... porca vacca non mi son reso c...”
“Non me ne importa un cazzo! Vola!”
Era Luciano, il suo datore di lavoro ed era incazzato come una belva. Si era addormentato sul divano e il buffo sogno dell'alieno l'aveva proprio confuso.
“Buon giorno signore. L'apparecchio ha suonato a lungo questa mattina.”
A Marco prese un colpo a vedere il robot, lì dove l'aveva lasciato.
“Cazzo!”
“No signore, lei ha scelto un altro nome per me: io sono Giorgio.”
“Si scusa cazzo, Giorgio.”
“Lei ancora fa un po' di confusione. Desidera la colazione?”
“No, no, sono in ritardo pazzesco, mi aspettano al lavoro e non arriverò mai in tempo.” Marco si era alzato e stava radunando vestiti e scarpe per uscire, ma inciampava in qualsiasi ostacolo.
“Ma lei dimentica il suo nuovo veicolo, signore. Le distanze terrestri sono irrisorie, rispetto alle sue capacità. Venga, lasci che le spieghi.”
Marco seguì Giorgio all'esterno dove accanto alla sua auto c'era, appena più ingombrante, il disco che aveva visto nel filmato.
“Venga signore, vedrà com'è facile.”
Il disco, che poggiava a terra su tre zampette, si aprì e lasciò scendere su di una slitta un sedile anatomico molto avvolgente.
“Si sieda qui signore.”
Marco si lasciava fare titubante.
Come si sedette una fascia toracica lo avvolse ed un altra gli cinse le gambe. Non stringevano, anche perchè la seduta aveva leggermente ceduto e si era perfettamente sagomata sul suo corpo. Il sedile riscivolò senza un rumore all'interno del disco, che al suo arrivo si accese. Marco dalla sua postazione godeva di una visione integrale dell'ambiente esterno, come se fosse su una cupola di vetro, ma scritte incomprensibili e l'applicazione rapida di filtri, gli facevano capire di essere davanti a schermi molto sofisticati.
“Il suo nuovo veicolo” la voce di Giorgio veniva da tutt'intorno “può essere guidato in modalità manuale” la plancia trasparente fu percorsa da mille luci divise in quadrati di almeno 5 per 5 centimetri “oppure telepatica. Il veicolo in modalità TUTOR corregge automaticamente suoi cali di concentrazione o imprudenze, ma è programmato per entrare in sintonia con il suo stile di guida. Se lei adesso pensa una destinazione, il veicolo dopo la sua autorizzazione, ci trasporterà lì. Oggi la accompagnerò io, per assisterla nel primo volo. Vuole scegliere adesso la sua password autorizzativa?”
“Oh merda...”
“Perfetto signore adesso..”
“No aspetta dicevo per dire!”
“Dicevo, adesso si concentri sulla destinazione e poi autorizzi il veicolo al decollo.”
“No merda, no non sono pronto!” Marco provò a divincolarsi ma le fasce esercitarono una lieve trazione.
“Bene signore si goda il viaggio.”
Il disco si alzò leggero e sinuoso fino ad una quota di un centinaio di metri e in un lampo fu sulla verticale della fabbrica.
“Adesso signore apprezzerà il nostro sistema di teletrasporto per distanze minime. Buon lavoro, vengo a prenderla io al termine del suo turno.”
Marco vide scomparire quello che aveva davanti, come nelle vecchie televisioni, che quando si spengevano sembravano concentrare le immagini in un punto luminoso che poi scompariva. Nel suo caso il buio durò un istante per poi essere invaso da un puntino luminoso che allargandosi rivelava l'ambiente circostante.
“Quando arriva quell'imbecille, lo sveglio io. Vedrai quel che..” la bocca di Luciano rimase aperta quando alzando gli occhi si ritrovò Marco seduto davanti. Rimase aperta diversi secondi, tanto che un filo di saliva cominciò a scendere dall'angolo sinistro.
In effetti Marco aveva le sue ragioni, in quel giorno non avrebbe dovuto lavorare, ma era stato comunque superficiale ignorando senza leggerli i messaggi arrivati la sera prima da Luciano; il più carino suonava così: 'Domattina alle otto in fabbrica, Antonio si è ammalato, oppure starai a casa per sempre !'.
Marco abbozzò un sorriso in direzione del suo datore di lavoro, sempre paralizzato dallo stupore. e poi lanciò un urlo di dolore, alzandosi di scatto con molta difficoltà. Il teletrasporto funzionava benissimo, ma poteva essere perfezionato: il piede sinistro si era materializzato sotto una gamba della pesante scrivania di Luciano.
"Ma che cazz... Ah ! Ho capito !" Luciano si risvegliò dal torpore, "eri già nel parcheggio furbone ! Ed io ho telefonato al tuo cellulare senza rendermene conto, non al fisso !"
Marco mosse la testa, in timido segno di conferma.
"Vabbé, corri al tuo posto, non è successo nulla. Abbiamo un sacco di lavoro in arretrato. Se ci impegniamo per le 21 avremo finito." Il ghigno compiaciuto di Luciano sfoggiava i suoi tre obsoleti denti d'oro: "Visto il ritardo non aspettarti gratifiche, ovviamente."
Fischiettando, il padrone si allontanò per controllare il lavoro in officina.
Marco disse alcune cose fra se e se, irripetibili, e raggiunse la sua postazione.
Sconsolato guardò le mille lastre d'acciaio da stampare; si prospettava una bella giornata.
"Credo proprio di poterle dare una mano" gli disse Giorgio, improvvisamente apparsogli dietro la schiena.
"Ma... sei matto ? Possono vederti !" Marco tentò di spingerlo dietro un vecchio armadio, ma il robot era inamovibile. "Signore, rimarrà a lungo solo in questa stanza ?"
"Giorgio, non lo so... in genere Luciano capita ogni ora, e..."
"Più che sufficiente".
Tanto veloce da essere quasi invisibile, Giorgio studiò il lavoro da farsi, e si buttò sulle lastre.
La pressa non fu neppure accesa.
Venti minuti dopo tutte le lastre erano state trasformate in perfetti componenti da automobile, di gran lunga più precisi di quanto fosse mai stato fatto.
Marco, seduto, aveva fumato una sigaretta dietro l'altra.
"Torno sulla nave, quando dirà la parola pattuita la richiamerò sul disco signore." Il robot alzò la mano destra in segno di saluto.
"Aspetta !"
"Mi dica signore."
"Chiamami Marco, e dammi del tu per favore."
"Grazie signore, lei è gentilissimo, anzi, sei gentilissimo."
Un rapido lampo e Giorgio svanì.
Marco rimase seduto, pensoso, con l'ennesima sigaretta in mano.
"Avranno pure cure contro il cancro al polmone ?" Pensò Marco, "perché se continuo così..."
"Che cazzo fai a sedere !" Urlò Luciano: "Se pensi che ti paghi per... per..."
Quasi stramazzò a terra, Marco fece appena in tempo a mettergli uno sgabello sotto al sedere.
"Ehm... non era poi difficile... Ho finito."
Luciano si alzò tremante, osservò la fantastica precisione dei pezzi, senza alcun margine di tolleranza.
"Que... queste andrebbero bene per una Bentley, altro che per la Panda e..." Continuava a balbettare, "hai, stampato tutti i pezzi della settimana, non solo quelli di oggi ! Ma come è possibile, anzi... è impossibile !"
Marco si grattava la testa come niente fosse: "Mi sottovaluti sai ? Te lo dico sempre il 27 del mese..."
"Questa è stregoneria !" Disse Luciano, con gli occhi sbarrati.
"Luciano, siamo nel 2010, non spariamo tante cazzate." Si sfregò le unghie sui pantaloni, stava godendo moltissimo !
"Senti, ora vado a casa, e domani pure non cercarmi. Dopo domani fammi trovare le stampe per un mese e ci penserò io, ma..." Alzò un dito al cielo, "non voglio che nessuno entri mentre lavoro, le mie tecniche sono, per ora, soltanto mie, va bene ?"
"Si." Luciano era inerme.
"Beh, io vado, perdona ma non credo mi troverai a casa, devo fare un viaggetto."
"Marco !"
"Dimmi Luciano".
"Tu, tu hai inventato qualcosa ! Non voglio sapere, ma non è che intendi andartene adesso, vero ?"
"Chissà." L'euforia di Marco era irrefrenabile, "sono convinto che ci siano molte ditte, molte grandi marche che apprezzerebbero la mia scoperta... Sai, 1300 euro al mese non sono poi granché, e..."
"Rimani !" Luciano si era inginocchiato ! "Non voglio sapere nulla, faccio anche uscire tutti di fabbrica ma rimani ! Ti aumento lo stipendio ! Diciamo 1500..."
"Ciao Luciano."
"2000 ! Anzi... 3000 ! Che ne dici ?"
"Dopo domani ne riparliamo, ciao Luciano."
Si incamminò per il corridoio che portava all'esterno: "Merda !"
Un attimo dopo era sul disco. Giorgio accanto a lui.
"Ho sentito tutto, se non ti spiace che origli" disse Giorgio, "credo tu inizi a capire le potenzialità del tuo acquisto."
"Si, Giorgio, si... Credo che potrò divertirmi.. Senti, questo disco ha un nome ?"
"Non hai che da darglielo." Marco pensò di aver sentito del compiacimento nella voce di Giorgio.
"Genoa campione ?" Sogghignò, pensando alla sua fede calcistica.
"Perfetto... ed ora dove andiamo ?"
"E' distante la Luna ?"
Sentì appena l'accelerazione mentre salivano verso la stratosfera.
Marco si sentiva onnipotente; tutto lasciava credere non fosse un sogno e, nel caso, sperava di svegliarsi il più tardi possibile, tuttavia...
Tuttavia non riusciva a scacciare la spiacevole sensazione di aver venduto l'anima al Diavolo.

Salute e Latinum per tutti !
Piero Bomba ha detto:
salve a tutti
..............la casa a margine del bosco............Genoa campione...........
siete dei buontemponi............
vabbè aspettiamo il seguito, magari fate diventare Cassano un essere umano (impresa da magia nera)
saluti
Piero e famiglia(che è tornata dal matrimonio)

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