Turno di notte

La notte porta consiglio ? Kruaxi a ruota libera.

-Luca è morto.-
-...-
-Fabrizio sei ancora lì?-
-Quaaandooo...che cosaaa...-
-Lo hanno ritrovato ieri sera i suoi. Era irrangiungibile da due giorni, quando hanno visto la macchina davanti casa hanno capito che c'era qualcosa che non andava. Sono entrati, era steso a letto.-
-Cosa...-
-Sembra una crisi cardiorespiratoria, non si capisce bene. Era a letto a faccia in su, vestito...ma sai come era lui, no? Il padre s'è sentito male, tra un pò ci rimette la pelle pure lui.-
-...Fabri io adesso c'ho da fare, mi richiami te?-
-Si scusa Andrea, ti richiamo io. Ciao.-
-Ciao.-
E'successo, pensò. Da solo, come sempre. Nessuno che lo possa soccorrere. Spero che non abbia sofferto.
Luca aveva già pagato il suo prezzo di dolore alla vita, avrebbe meritato di meglio.
Il destino. Fabrizio non credeva al destino, ma la vita del suo amicone sembrava sceneggiata per quanto girava attorno al tema del rifiuto. Rifiutato dai genitori, rifiutato dalle donne, bistrattato dalla 
vita.
Non aveva avuto una vita facile, no. Ma quante volte avrebbe voluto e glielo aveva chiesto, che provasse a scriverla da se la sceneggiatura, che provasse a ribellarsi al copione o almeno interpretarlo con più libertà.
Luca era buono. Empatico. Riusciva ad essere morbido ed accomodante con chiunque. Voleva essere amato e dava molto. Però era anche pudico dei suoi sentimenti, se li sentiva messi in discussione si ritirava delicatamente, senza dare nell'occhio. Salvo poi esserci sempre e comunque, alla minima richiesta.
Era molto generoso. Non si risparmiava se poteva gratificarti. Sempre con lo stesso garbo, sottolineando il poco che questo gli costava.
E adesso che faccio?
Fabrizio aveva strutturato molto della sua personalità attorno a quella amicizia esclusiva. Luca era complice, sodale, mentore in qualche momento, allievo in altri, confessore, fratello d'elezione, porto 
sicuro in mezzo a qualsiasi tempesta. Quella morte avrebbe messo in discussione molte cose.
Stava ancora fissando un punto lontano all'orizzonte quando Letizia lo sfiorò e chiese -Tutto bene?-
-Devo uscire Leti.- rispose lui senza voltarsi.
-E' successo qualcosa che devo sapere?-
-Ti chiamo più tardi e ti spiego tutto.- La baciò a fil di labbra, prese la giacca ancora sul divano dalla sera prima e uscì.
Letizia abitava a metà strada tra la casa di Luca e la città. Pensò tra se, camera mortuaria con parenti serpenti o casa di Luca? 
Casa di Luca.
Non sapeva bene cosa ci stesse andando a fare. Fantasticava uno scherzo del cazzo di Andrea o meglio ancora, uno stato onirico-allucinatorio da cui si sarebbe presto destato. Cercava di ricostruire la sera precedente per dimostrarsi la scarsa lucidità: i colloqui dei figli a scuola, l'incontro con l'insegnante di sostegno con cui aveva alimentato la leggenda dei nervi scossi della ex moglie, semplicemente aggrottando le sopracciglia di fronte ad alcune domande ( bella gnocca peraltro la maestrina, si era pure fatto dare il numero stando in equilibrio tra esigenza di consigli professionali e gradimento privato ), l'irruzione a casa di Letizia appena smontata dal lavoro con la pizza e la birra e le capriole dopo cena tra divano e camera da letto. Forse avevano alzato un pò il gomito a giudicare dal mal di testa mattutino. Poi la telefonata di Andrea.
Arrivò a casa di Luca, parcheggiò di fronte e guardò l'auto parcheggiata, sentendo un groppo serrargli rapidamente la gola. Scese, attraversò rapidamente il vialetto d'ingresso e aprì la scatola del 
contatore elettrico dove sapeva avrebbe trovato la chiave di riserva. Entrò guardando che nessuno lo notasse. Erano tanti anni che non sentiva l'odore dolciastro della morte ma lo riconobbe subito e una 
tempesta di immagini lo assalì: forse Luca era davvero morto e quella casa così familiare adesso era disabitata.
-Luca!- 
Gli scappò di bocca violento e non voluto. Stava sempre così attento alle sue emozioni. Ma gli scappò, insieme ad un fiume di lacrime e di muco.Si appoggiò al muro singhiozzando e nascondendo la testa tra le mani finché riprese il controllo. Alzò lo sguardo, la stanza era il solito merdaio di cicche, bottiglie e cartacce. Perlustrò il resto della casa, finchè serrando i denti entrò in camera da letto. Lì la puzza era veramente fortissima, ma la cosa che lo fece traballare più violentemente fu la familiarità della sagoma sul letto sfatto. Uscì subito fiondandosi in bagno a vomitare.
Quando si rialzò dalla tazza, a cui era stato abbracciato come un naufrago, la testa continuava a girare e si dovette sedere alla scrivania. Lì notò come i molti hard disk esterni fossero stati tutti 
rimossi. Curioso per uno come Luca. Alzò lo sguardo e notò un riflesso insolito provenire dalla finestra. Guardò meglio: un paio di assicelle della persiana erano state divelte, all'altezza della maniglia. 

Qualcuno era entrato da lì.

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-Devo trovare il giusto stimolo per partire, datemi un po' di tempo...-

Salute e Latinum per tutti !
hai provato con il guttalax?
Guardò bene, e poi guardò ancora. Capire qualcosa in quel caos, che Luca sosteneva essere 'organizzato', era dura per chiunque.
Solo lui, forse solo lui poteva accorgersi di 'stranezze' inaccessibili alla visione degli altri.
Probabilmente i genitori di Luca erano entrati in quella casa per l'ultima volta anni prima, e pure la sorella faceva soltanto delle veloci e sporadiche apparizioni. L'ultima donna delle pulizie lo aveva abbandonato, disperata, l'anno prima.
Eppure... eppure lui conosceva bene la decina di hard disk sparsi disordinatamente intorno al PC, e non ne vedeva più uno. La polvere, che imperava, era assente nei punti dove erano stati per anni.
Riguardò la finestra: forse quelle due assi spostate erano soltanto l'ulteriore esempio dell'incuria che Luca riservava alla 'vita reale', ma come era possibile le avesse rotte ?
Accese il computer, ma questo rimase fisso sulla schermata iniziale: non trovava l'hard disk.
Controllò la tower, e si accorse subito di come il coperchio fosse solo appoggiato. Anche la memoria interna era stata strappata via. Cosa era successo ?
Forse... forse... Corse nel cucinotto. Non fu impressionato dalla catasta di piatti maleodoranti nel lavandino, e tanto meno dal sempiterno sacco di spazzatura condominiale per terra, ma qualcosa lo colpì subito. Il forno a micro onde aveva il vetro completamente nero. Lo aprì con una certa preoccupazione; dentro c'era uno degli hard disk scomparsi, quasi bruciato come il resto del forno.
Aveva letto da qualche parte che questo era un ottimo sistema per distruggere definitivamente un hard disk, nonché il forno. Ispirato, aprì il sacco della spazzatura: dentro c'erano gli hard disk, tutti sbruciacchiati, e decine di dvd che avevano subito lo stesso trattamento.
Vuotò senza remore tutto il sacco nel pavimento, il contenuto gli fece pensare a quegli scenari post atomici tanto cari all'immaginario perverso di Luca.
Però.
Però non c'era 'il tera'. L'hard disk rosso da un terabyte, che Luca aveva sempre dichiarato 'forbidden' le volte che aveva avuto bisogno di usare il suo computer quando andava a trovarlo.
Un caso ?
Per un attimo pensò ad un suicidio, forse aveva voluto eliminare chissà quale materiale sensibile e personale, che Luca non voleva fosse visionato da nessuno.
Scacciò velocemente l'idea: Luca aveva un modo diverso di suicidarsi, molto più lento e gaudente, e lo applicava scientificamente da anni ma, salvo imprevisti, aveva posizionato l'exitus molto più avanti nel futuro. 'Morire per delle idee, ma di morte lenta'; così recitava quella vecchia canzone, che Luca amava tanto. Qualunque dolore lo potesse attanagliare, Luca era troppo curioso, ed anche soltanto un telegiornale era per lui un piacere. Non si sarebbe mai ucciso, e di certo non l'avrebbe mai fatto senza lasciare qualche eclatante videomessaggio agli amici: non se ne sarebbe mai andato di soppiatto.
Inoltre c'era un'altra cosa. Soltanto poche settimane prima, Luca gli aveva mostrato con un certo gusto sottile l'ultimo check up effettuato: nonostante la sua vita vagabonda, ed un fegato già provato, aveva degli esami ematici invidiabili, e le prove da sforzo cardiache le aveva superate di slancio; strano morire per un colpo apoplettico così poco tempo dopo.
Vergognandosi un po', e guardandosi intorno come se non fosse solo, mise nel suo zaino alcuni libri che Luca aveva amato moltissimo, nell'illusione che in quei volumi fosse rimasto qualcosa di lui.
Uscì ed entrò in auto. Mentre girava la chiave colse con la coda dell'occhio qualcuno dentro un'auto parcheggiata li vicino, fermo nel buio, L'auto era già presente quando lui era arrivato. Spense nuovamente il motore, ed uscì dall'auto con apparente nonchalance. guardando l'altra macchina e portandosi il cellulare all'orecchio. Improvvisamente questa, una vecchia Fiat Punto blu, accese il motore e sparì in velocità a fari spenti. Colse solamente le prime due cifre della targa: AT.
Forse tutto questo era abbastanza per andare dai Carabinieri.

Salute e Latinum per tutti !
Mentre tornava verso la città, diretto verso la caserma dove avrebbe provato ad esprimere i suoi sospetti, il telefono tornò a squillare.
-Ciao sono Andrea, dove sei?-
-Torno adesso da casa di Luca.-
-Ah, ma non ti avevo detto che lo hanno portato via?-
-Si, si, non lo so neanche io perchè ci sono andato...è strano.-
-Cos'è strano?-
-Il computer danneggiato, gli hard disk danneggiati uno ad uno...-
-Ma sei entrato? Ma che sei rincoglionito? Che pensavi di trovare? Pensi che sia casa tua?- Andrea aveva alzato molto la voce.
-Oh cazzo, calmino calmino, eh!? Non sono mica entrato per rubare!-
-Sei un deficiente, non avevi il diritto!-
-Oh ma che hai, bevuto?-
-Sei un cretino, giochi ancora a fare il detective alla tua età! Ma non ci pensi ai parenti, se ti trovavano lì?-
-Ah cazzo i parenti. Guarda che a parte la sorella, quegli stronzi possono anche farsi sotterrare insieme a lui, per quanto gli han voluto bene. E poi che cazzo vuoi da me? Chi sei l'avvocato del diavolo?-
-Guarda Fabrizio, sei proprio una delusione. Ti saluto, ciao.- e riattaccò senza permettere replica.
Rimise giù il telefono sbalordito da tanta violenza. Era un bel pezzo che Andrea non aveva di questi sbocchi aggressivi, oltretutto assolutamente estemporanei e inspiegati. Anche per questo per un bel pò di tempo non si erano più frequentati, Fabrizio non sopportava alcun tipo di aggressività; tra i talenti di cui la natura lo aveva provvisto, non c'era certo il vigore fisico o la ribalderia. Su questo terreno formava con Luca una coppia formidabile, entrambi coltivavano il gusto per il motto di spirito e una certa pigra indolenza.
La telefonata di Andrea lo aveva turbato, la mente corse al possibile inquinamento della scena, alla difficoltà di giustificare la sua irruzione. Il cuore gli balzò in gola quando un auto senza insegne ma con il lampeggiante blu accesso, gli fece segno di accostare.
Si fermò subito al lato della strada.
Probabilmente nel giro di chilometri non c'era un punto più isolato e poco frequentato di quello: la cosa non gli piacque affatto.
Una mano picchiò sul finestrino, invitandolo ad aprire.
Erano in quattro, tutti in abiti civili; due di loro portavano a tracolla una mitragliatrice Beretta.
-Patente e libretto.- Disse l'uomo accostato alla portiera.
-Si, certo,- rispose Fabrizio iniziando a cercarsi in tasca, -ma voi chi...-
Nel giro di un secondo si ritrovò sbalzato fuori dall'auto, disteso in terra a faccia in giù.
Non faticò ad immaginare che il freddo acciaio premuto sulla nuca appartenesse alla canna di una pistola; non provò alcuna resistenza, nemmeno verbale.
Con la coda dell'occhio intravide due dei presunti agenti devastargli l'auto, come alla ricerca di qualcosa, mentre un terzo lo perquisiva. L'ultimo lo teneva a terra spingendo forte col ginocchio destro ed il dito sul grilletto.
-Cosa cazzo ci facevi a casa di Ghisalberti, stronzo ? Cosa cazzo stavi cercando, eh ?
Fabrizio cercò di riordinare le idee, ma quel peso sulla testa non aiutava.
-Io, io... io ho sempre avuto le chiavi di casa, siamo amici... volevo vedere, capire cosa era successo, l'ho saputo poche ore fa.
L'uomo si alzò di scatto, liberandolo dalla stretta mortale. Gli fece segno di mettersi in piedi.
Lentamente Fabrizio si tirò in piedi, senza stupirsi di tenere le mani in alto, nonostante nessuno glielo avesse ordinato.
-Ah, un sua amichetto, certo.- L'uomo prese il portafoglio appena tiratogli via dalla tasca e ne estrasse la patente, buttando per terra tutto il resto: -Certo, Fabrizio Bartolucci. L'amico Fabrizio, quello delle serate a parlare di filosofia e cazzate varie; fica niente dalle vostre parti, vero ?
Fabrizio era sempre più sconvolto, ed ebbe oramai chiara la sensazione di essere precipitato in una situazione troppo più grande di lui.
-Signore, qui non c'é niente !- Urlò uno degli uomini dentro l'automobile.
-Zitto cretino !- Disse il 'capo' con rabbia, facendo cenno ai suoi di tornare in auto, un'Audi grigia.
Dopodiché cambiò improvvisamente tono, e si rivolse nuovamente a Fabrizio con una voce quasi amichevole: -Senti, sappiamo che sei pulito. Il tuo amichetto sospettiamo facesse qualche giochino con la droga, ma tu di sicuro non centri nulla. Pertanto adesso vattene a casa e dimentica tutto quel che hai visto, non una parola ! Hai capito ?
Fabrizio fece cenno di si con la testa, si accorse di tremare.
-Bravo, e queste- un mazzo di chiavi si materializzò come per magia nella sua mano sinistra, le chiavi di casa di Luca, -queste le prendiamo noi. Non farti venire più strane idee.
Lo salutò con una pacca sulle spalle, il contatto lo fece nuovamente rabbrividire.
L'Audi partì in corsa, togliendo il lampeggiante blu.
Fabrizio si ritrovò in ginocchio, appena illuminato da un lampione giallo dall'altra parte della strada.
Dopo qualche minuto trovò la forza di tornare alla sua macchina, e per poco non pianse.
Il bagagliaio era aperto, tutte le cose dentro sparse malamente per strada, ma fu la visione dell'abitacolo a sconvolgerlo; i sedili ed il divanetto dietro erano stati tranciati di netto con un grosso coltello, la gomme piuma era ovunque e le molle erano a vista. Il cruscotto era stato staccato in più punti, il cassetto porta oggetti divelto. Fabrizio si sedette, sprofondando, sulla poltroncina ferita della sua Fiat Punto. Quasi si stupì quando l'auto andò in moto al primo girar di chiave.
Casa sua era vicina, ma prima doveva fare un'ultima visita.
Arrivò tardi alla camera mortuaria dell'ospedale, il feretro era chiuso.
Non c'era nessuno nella stanza.
Il freddo che portava dentro era superiore al gelo di quella camera spoglia.
Fabrizio riuscì a resistere pochi minuti; singhiozzava ancora quando arrivò sotto casa.
Prima di salire le scale tornò a guardare i danni alla macchina; quegli uomini non avevano lavorato molto bene. Lo avevano senza dubbio impaurito ma avevano anche reso esplicito un fatto: non cercavano droga, cercavano un Hard Disk.
Un Hard Disk che voleva ritrovare lui per primo.


Salute e Latinum per tutti !
Entrò nel suo appartamento da neo-single e chiuse appoggiando pesantemente la schiena al portone; casa. Accese la luce e posò lo sguardo sugli oggetti che si trovavano lì dal giorno prima. La brochure che Luca aveva preparato per Andrea a lui non era piaciuta, troppo sgargiante e caotica nella composizione, ma il committente l'aveva gradita. Quanto era cambiato Andrea in quei pochi mesi in cui aveva annunciato il suo desiderio di impegnarsi in politica. Molte spigolosità del suo carattere erano state smussate, le opinioni più radicali edulcorate. Bene, pensava Fabrizio, anche lui è diventato grande. Luca, Fabrizio e Andrea erano cresciuti insieme, si erano conosciuti intorno ai vent'anni e insieme si erano affacciati alla vita adulta. Andrea era quello che aveva corso di più: moglie, figli, successo professionale, tutto era andato al massimo fino alla mezz'età, quando riallacciò i rapporti con gli altri due in mezzo ad una crisi violenta. Le ripetute scappatelle avevano finito per esasperare la moglie che aveva chiesto il divorzio, ma il colpo più duro gli arrivò dal fallimento dell'azienda: la stretta creditizia post crisi, aveva messo alle corde l'attività e la mancanza di coperture aveva fatto il resto. Anche se non lo diceva, Andrea era stato fortemente spinto anche da questo a far politica in prima persona: ripeteva spesso che in Italia essere un cane sciolto non è consentito, devi per forza appartenere a qualcuno. Allora tanto vale provare ad entrare nel club dei padroni.
Ripensò al litigio del pomeriggio e si ripropose di chiarirsi faccia a faccia con Andrea. Avrebbe dovuto telefonare a Letizia per giustificare la fuga, ma prima avrebbe dovuto far “depositare” le emozioni di quella giornata. Decise per una doccia e una modica quantità di alcol.
Sul divano, in accappatoio con due dita di scotch nel bicchiere, prese in mano i libri trafugati a casa di Luca. Erano classiconi della fantascienza -quanto odiava Luca quella definizione, che esprimeva così esattamente l'atteggiamento “magico” del suo paese nei confronti della scienza e della tecnologia-, che lui per primo gli aveva fatto conoscere ed apprezzare: Hadelman, Heinlein, Lem. Anderson, i grandi autori della maturità della narrativa di speculazione. Fu sfogliando Heinlein di Straniero in terra straniera, autentica rivelazione per tutti e due che trovò un appunto scritto a lapis: ID: libertybell PSW: pilociePirxie.
Fabrizio immaginò trattarsi di vecchi codici di accesso, magari all'e-mail o meglio a qualche sito pornografico, ma un po' per curiosità un po' perchè non aveva voglia di pensare ad altro, accese il computer.
Mentre attendeva l'eterno caricamento di Windows, ebbe un'improvvisa illuminazione: 'Ma... Vuoi che non mi stiano controllando il computer ?'
Appena terminata la procedura d'avviamento, spense di nuovo il tutto.
Ormai era tardi. Guardò un po' di televisione, fumò una sigaretta e si lanciò a letto.

Si stava arrampicando lungo una collina, nel buio totale. Aveva paura.
Camminava, camminava, ma sembrava non avanzare di un metro.
Ogni tanto si guardava indietro, ma vedeva solo buio, un buio totale.
Poi un rumore, come un rantolo. Sentì una mano stringergli una caviglia: scalciò violentemente per liberarsene. Alzò gli occhi, ed ebbe finalmente l'impressione di essere arrivato in cima.
Poi gli sembrò di ricadere giù, senza possibilità di appiglio ma una mano lo prese al volo.
La mano era scura, la pelle secca e macchiata. Si sentì tirare su da una forza incredibile.
Si ritrovò in piedi in cima al crinale, a guardare verso la pianura. Il buio era stato sostituito dalle luci di una città lontana. Sentiva delle sirene.
Poi la città iniziò a bruciare, ed il fuoco sostituì le luci elettriche, fino a brillare molto di più di queste. L'incendio era enorme, le fiamme si alzavano per centinaia di metri.
Sentì forte la presenza di qualcuno accanto a lui, con immensa paura si girò lentamente.
Luca sorrideva, e l'immagine era mostruosa. Un cranio quasi scarnificato, con la pelle che cadeva a brandelli, bruciata.
-Fantastico, vero ?- Disse Luca, infilandosi una sigaretta in quel che restava della sua bocca.
-Finalmente è successo, finalmente ci stiamo ammazzando tutti.
Da un orbita ormai vuota scese una lacrima: -Che peccato non esserci... Ma tu divertiti !
Una luce intensa li avvolse.

La sveglia suonava e segnava le 7.30, Fabrizio si alzò lentamente, tossendo.
Il letto era fradicio di sudore.
'Che sogno del cazzo'.

La mattina al lavoro fu una vera sofferenza; al suo sportello postale accettò bollette da pagare, elargì pensioni e gestì i conti dei correntisti, ma con la testa non riusciva ad andar via da quella collina.
Alle 14 timbrò il cartellino, corse a casa per cambiarsi e si presentò al funerale.
Entrando in chiesa rimase di sasso. I presenti si contavano sulle dita delle mani.
Sapeva che Luca aveva pochi parenti, ma gli amici ? Luca ne aveva tanti, in città ed in rete, molti davvero intimi; ebbe un illuminazione. Non aveva visto cartelli mortuari, se non all'ingresso della funzione, non aveva trovato annunci sul quotidiano cittadino... e figurarsi se i genitori di Luca si erano attaccati al telefono o, men che meno, si erano avventurati nel mondo a loro sconosciuto di Internet. Non c'era stato alcun passaparola, probabilmente nessuno sapeva della morte di Luca.
Ed anche Andrea era assente; strano.
La cerimonia fu breve, il sacerdote blaterò qualcosa, non riuscendo a fare a meno di sottolineare, con un pizzico d'astio, che lui non conosceva Luca.
'E ci credo che non lo conoscevi, aveva altro da fare che confondersi con te'.
Fabrizio si ritrovò ancora a piangere dietro gli occhiali scuri, stavolta per l'assoluta mediocrità dello scenario in cui Luca salutava il Mondo.
'Non che sarebbe cambiato qualcosa', pensò Fabrizio, 'ma qui potevano esserci tante persone'.
Si avvide che mancavano anche tutte le donne che avevano avuto a che fare con Luca durante la sua sfortunata vita sentimentale, però non era sicuro si trattasse di un caso.
Si costrinse ad andare anche al cimitero, e quando tutto fu davvero finito si avvicinò a Michela, la sorella di Luca.
Dopo convenevoli e condoglianze, non potè fare a meno di farle una domanda diretta: -Michela, ma non gli avete fatto fare una... autopsia ?
Lei lo guardò con sospetto.
-E perché mai ? Il medico è stato chiaro, e lo sapevamo che il suo cuore non era granché...
-Eppure, lo so che non sembra il momento per dirlo, ma questa cosa non mi convince, non so bene come spiegartelo- sussurrò Fabrizio, -è come una sensazione, come...
A questo punto lei lo guardò con manifesta ostilità: -Fabrizio, stamani sono venuti a perquisire casa mia e quella dei miei genitori. Per fortuna non lo sa nessuno, stiamo impazzendo di vergogna. Non dovresti saperlo neppure tu !
-Ma... perché me lo dici allora ?- Balbettò Fabrizio.
-Perché hanno detto che sospettavano che Luca avesse a che fare con un giro di droga e tu, il suo migliore amico, devi entrarci qualcosa in questa storia !
Fabrizio scosse la testa, appoggiò la mano destra alla fronte e disse: -Avevano dei cani con loro ?
-Eh ?- Michela fece segno di non capire.
-C'erano dei cani con i poliziotti che hanno fatto la perquisizione ?
-Ma, no, non c'erano cani. ma che c'entra ?
-Nessuno cerca droga senza avere con se i cani, Michela, era una cazzata. Io non so cosa cercassero,- mentì, -ma di sicuro non era droga ! Luca non aveva un cazzo a che fare con la droga !
Michela lo guardò, ma Fabrizio non vide nulla dietro quegli occhi stanchi ed inespressivi.
-Vattene Fabrizio, siamo stati fortunati che non gli abbiano fatto l'autopsia, ci avrebbe fatto fare una figura di merda. Vattene e non farti più vedere da noi, oppure rischi che vada dai carabinieri.
Fabrizio si aggiustò il bavero del cappotto, e se ne andò senza dire altro.
'Stupidi idioti'.

Dopo un lungo giro in auto, senza metà, si fermò a prendere un caffé in un bar di paese. Mentre lo sorseggiava, pensieroso, gli occhi gli caddero su di un piccolo negozio al di là della piazza.
Sul vetro c'erano molte scritte malamente vergate in arabo, ma lo colpì una piccola insegna luminosa: 'Internet point'.
Pagò il caffè, e vi si diresse lentamente.


Salute e Latinum per tutti !
Seduto al terminale Fabrizio digitò l'indirizzo del blog di Luca, dove di tanto in tanto anche lui scriveva qualcosa e provò ad usare i dati trovati sul libro per accedere come amministratore. Funzionò e andò a curiosare tra la posta. In mezzo alle notifiche e i messaggi scherzosi di alcuni utenti -li conosceva tutti almeno di vista-, andò ad aprire i messaggi di Andrea, in maiuscolo e con un sacco di punti esclamativi nell'intestazione.
Andrea aveva sempre avuto un notevole fiuto, rispetto a Luca e Fabrizio che ragionavano da anziani anche da giovani, sapeva sempre con un certo anticipo da che parte sarebbe tirato il vento. Questa dote gli aveva consentito scelte imprenditoriali coraggiose ed in anticipo sui tempi, ma adesso aveva deciso di metterla a profitto anche in politica. Il paese stava attraversando l'ennesima crisi post crollo muro: non erano bastate prime, seconde o terze repubbliche, sistemi maggioritari o porcate, rivoluzioni liberali o liberticide a dare stabilità alla repubblica. Dopo un ventennio di lotte per bande il paese era stremato e preda di profittatori d'ogni risma. Andrea aveva avvertito il bisogno d'ordine unito a quello di modernizzare un paese che dopo la crisi petrolifera si era progressivamente ripiegato su di sè. Era arrivato il momento di una svolta tecnocratica e stabilizzatrice e si erano aperti scenari in cui lui, senza esperienza e senza padrini, avrebbe potuto provare una scalata al potere. Le forze politiche tradizionali reagirono malamente a questa spinta modernizzatrice e sin da subito cominciò un contrasto basato più sullo sputtanamento che non sui contenuti. Andrea si divertiva un sacco, si sentiva un Pierino che può dire tutto, anche perchè effettivamente il re era nudo; nell'Italia di quegli anni i bei soldoni del debito pubblico affluiti in abbondanza fino a tutti gli anni '80 erano finiti e il populismo non bastava più a sedare coscienze di pance sempre più vuote.
"Se la stanno facendo sotto Luca. Questi vivono fuori dal mondo, parlano una lingua che capiscono solo loro, hanno teorizzato così a lungo la superiorità della politica che adesso ignorano le dinamiche reali. Sono vecchi, capisci, vecchi! Pensano che le parole con cui ci hanno ammansito tutto il '900 ancora significhino qualcosa, pensano che alla gente gliene importi ancora qualcosa di tutte le loro cazzate ideologiche di destra e sinistra, pensano che ancora non l'abbiamo capita la loro schifosa malafede. E' successo tutto rapidamente, tutto in questi ultimi anni: prima sono saltate le prime linee, i politici di razza, quelli che rappresentavano qualcosa, poi le seconde e adesso governano le mezze calzette, quelli che hanno l'unico merito di esser rimasti lì mentre i ladri, i disonesti, ma anche gli intellettuali, gli idealisti si ritiravano. Li vedi lì con le loro facce gongolanti di chi non ha mai fatto un cazzo in tutta la vita, assolutamente sordi alle esigenze reali della gente, convinti che governare con la sola bussola del consenso a breve, coi sondaggi in mano, sia una cosa seria, da professionisti, spalleggiati dai difensori dello status quo, che ormai in Italia vuol dire solo le gerarchie ecclesiastiche e la criminalità organizzata."
Le cose che Andrea scriveva Fabrizio le condivideva praticamente tutte e infatti non si era sottratto quando il vecchio amico aveva chiesto una mano. Era una fase entusiasmante, da movimento di opinione, chissà magari localmente sarebbe servita a dare uno scrollone alla placida e rinunciataria vita politica di provincia. Certo Andrea partiva da un'ottica di destra, per lui l'obbiettivo era la coesione della patria, l'ordine garantito da leggi ferre e valide per tutti, ma la sua sinistra era talmente malconcia che a Fabrizio non pesava dare il suo contributo.
"Sono tutti corrotti Luca! Corrotti e in buona fede, capisci? Pensano che governare sia questa roba qui, lo considerano normale. Si governa con il consenso, il consenso costa, col governo si racimolano risorse: capisci? Non serve pensare, non serve programmare, pianificare un cazzo di niente. La realtà è data, è quella che è. Capisci cosa dico quando parlo di mezze calzette? E' un sistema chiuso, autoreferenziale. Bloccato! Capisci perchè i partiti sono diventati così chiusi, ostili quasi nei confronti degli estranei? Chi viene da fuori non ne capisce mai abbastanza per loro. Capisci perchè i partiti si sono riempiti di avvocati? E' un sapere iniziatico, esoterico! La politica in Italia è diventata come una religione: per farla devi essere iniziato e ti iniziano gli adepti con più anzianità. In altre parole o sei sottomesso, organico oppure son cazzi tuoi."
Del resto tante volte si erano ritrovati a ragionare delle responsabilità dell'apparato ecclesiale sul blocco della politica in Italia e ogni volta avevano concluso che del resto un'azienda così gigantesca non poteva certo permettersi altro che il controllo ferreo dello stato.
"Ma adesso grazie ai documenti che ti ho mandato, vedrai come ci divertiamo. Oh, sbrigati coi manifesti, le bozze già erano esplosive!"
Fabrizio meditava perplesso, immobile ed intorpidito davanti allo schermo.
Quasi cadde dalla sedia quando una mano sulla spalla lo fece sobbalzare. Un arabo gli indicò alcune persone in attesa della postazione internet, piuttosto rumorose e nervose.
Provò a sorridere, ma ne ricavò soltanto un ghigno.
Staccò il collegamento, pagò ed uscì.
La sera si addormentò a fatica, dopo un fugace ed inconcludente incontro con Letizia. Aveva cenato con del tonno in scatola, che quella notte fece di tutto per ricordargli che un tempo era stato materia viva.
'Documenti... Che razza di documenti poteva aver spedito Andrea da provocare un tale casino ? E perché poi Luca e non Andrea... ?'
Come colpito da un'improvvisa ulteriore preoccupazione, scese dal letto e si vestì in fretta. L'orologio segnava impietoso le tre ed un quarto.
La Punto partì tossicchiando, ma Fabrizio spinse a fondo l'acceleratore da subito: Andrea abitava piuttosto lontano.
Gli servirono quaranta minuti per raggiungere la remota villetta spersa per l'appennino; la casa più vicina era ad un paio di chilometri almeno. Si fermò davanti al cancello e rimase perplesso trovandolo spalancato a quell'ora antelucana. Meditò a lungo sul da farsi, non prima di aver spento fari e motore.
Aprì il bagagliaio e prese la pesante chiave svita bulloni del kit per il cambio gomme; la soppesò ridacchiando: 'A cosa mi servirà mai, cosa credo di farci con questa ?'
Ombra nel buio, scivolò circospetto verso la casa. La sua prima grande paura erano i due cani di Andrea, due lupi niente affatto socievoli, con cui non aveva avuto mai nessun feeling.
In genere erano alla catena, ma non sempre. Fabrizio si immaginò azzannato da quelle furie, pronto a scappare e ad urlare ad Andrea la sua presenza. Stupito, i cani non arrivarono ma, cosa molto più strana, non pervenne neppure il loro rabbioso latrare, che sempre aveva accompagnato le sue visite.
Prossimo all'ingresso, quasi cadde inciampando su qualcosa di scuro a terra.
Allungò una mano, ritirandola poi con orrore. La trovò impiastricciata di viscere e peli. Pur nel buio pressoché totale riuscì ad intravvedere la sagoma del lupo a terra, morto. Non ebbe dubbi sul destino dell'altro.
Tenendo la pesante chiave alzata sopra la testa, sentendosi impotente e ridicolo, arrivò alla porta di casa: era aperta, anzi, era sfondata.
Tremava.
'Fabrizio, ora giri il culo, torni alla macchina e telefoni ai Carabinieri.'
'Bravo, e come gli spieghi il perché sei qui a quest'ora ?'
'Meglio farsi ammazzare direttamente ?'
Scosse la testa, come per scacciare i contraddittori pensieri, e prestò orecchio ad eventuali rumori presenti nella casa.
I minuti passarono lenti, ma non ne pervenne alcuno: silenzio totale.
Infine entrò, quasi certo di sapere cosa avrebbe trovato, ma il tutto andò oltre la sua immaginazione.
Sangue, sangue ovunque.
I muri erano imbrattati di sangue, così come il pavimento. Le luci erano tutte accese, e fece molta attenzione a dove mettere i piedi; nel cervello in subbuglio immaginò una qualche trasmissione tv ricostruire per il pubblico assetato di emozioni la scena del delitto: -e furono queste impronte ad identificare Fabrizio Ghisalberti...
Andrea giaceva a terra, pressoché al centro dell'ingresso.
Praticamente squartato.
Il torace era aperto, la testa quasi staccata dal collo. Il sangue nero e rappreso, nonché la gran quantità di insetti e l'odore insopportabile, indicavano che la morte non era recente.
Evitò di vomitare: niente di lui doveva rimanere lì.
Una volta uscito ritornò velocemente alla macchina, viaggiando a fari spenti sulla pericolosa strada di campagna debolmente illuminata da una lontana alba in arrivo.
Guidò come in trance.
Arrivato a casa era oramai l'ora di partire per il lavoro: telefonò simulando un'improvvisa malattia, ma c'era ben poco da simulare. La sua voce ansiosa e balbettante fece preoccupare non poco la collega al di là del filo, che gli chiese se avesse bisogno di immediata assistenza. In qualche modo la rassicurò, e la convinse che in giornata si sarebbe rimesso per essere al lavoro l'indomani.
Appena ebbe attaccato il telefono svenne.

Salute e Latinum per tutti !
Era una chiesa, ampia e maestosa. Gli ricordava una basilica della sua città, dalle alte colonne, grigio pietra, solenne. All'altare il sacerdote era vestito di colori scuri e il viso coperto da un cappuccio, come un monaco. Non si capiva niente e provò ad avvicinarsi, superando le file ordinate della gente composta e in attesa. Il sacerdote teneva le braccia ben protese verso l'alto, le spalle all'uditorio, rivolto a qualcosa che non era un crocifisso. Sentì che qualcuno lo afferrava per le braccia, spingendolo verso l'altare e non si ribellava, curioso di vedere quella strana cerimonia da più vicino. Inginocchiato, riuscì a veder bene il volto dell'officiante, quando si girò:
-Sempre in prima fila, eh?- gli disse in un soffio Luca con un sorriso beffardo.
Si svegliò di soprassalto cercando di convincersi che le sagome che intravedeva nel buio, erano quelle domestiche, di casa.
Si mise seduto sul letto, accese la luce, prese la faccia tra le mani.
Era successo di tutto in quei giorni, troppo per la sua capacità di sopportare.”Lasciamo perdere” pensava “ la cosa sta diventando troppo grossa.” Pensò al figlio, che buono o cattivo ancora di un padre aveva bisogno e pensò alla moglie dopo tanti mesi per la prima volta, senza rancore. Decise che sarebbe andato subito da loro, gli avrebbe fatto un'improvvisata, magari all'uscita di scuola. Si alzò per andare in bagno a darsi una sistemata: si, sarebbe stata una buona giornata.
-...e giunge adesso in redazione una notizia di cronaca di cui vi diamo subito conto. Macabra scoperta questa mattina alle porte della città. La ex-moglie ha rinvenuto il cadavere di A.F. 44 anni, imprenditore chiacchierato, recentemente attivo nella politica locale. L'uomo è stato aggredito da sconosciuti nella sua abitazione. Gli inquirenti scavano nel suo privato.-
Mentre si radeva Fabrizio aveva acceso la radio, che dopo un break musicale riprese il racconto:
-La moglie di A.F. si trova attualmente piantonata all'ospedale, dove è stata trasferita in seguito a malore. Con l'ex marito, padre di due bambini, sembra che i rapporti non fossero particolarmente buoni, la visita di questa mattina, nelle parole del legale della donna, pare essere legata ad un problema di alimenti. Nel corso della giornata, i prossimi aggiornamenti.-
Fabrizio sapeva che i rapporti di Andrea con Barbara non erano idilliaci, ma sapeva pure che non poteva essere stata lei a fare quel carnaio. Avrebbe dovuto chiamarla, ma adesso si sentiva con troppi occhi addosso. Forse giusto con un inquirente avrebbe potuto parlare e solo se ce lo avessero costretto. “Mors tua vita mea” pensò con un po' di vergogna. Squillò il telefono.
-Pronto?-
-Fabrizio! Ma che succede? Sei sparito!-
-Scusa Leti hai ragione, ma adesso proprio...-
-Piantala scemo, so già tutto, ho visto Michela. Ti sei dimenticato che ci ha fatto conoscere proprio lui, Luca? Devo vederti.-
-Senti cara, non è proprio il momento... sto uscendo, vado da Filippo.-
-Filippo a quest'ora è a scuola, non fare lo stronzo e vediamoci: vengo io?-
-Senti amore, non è proprio il...-
-Vabbé tra mezz'ora sono lì, non ti muovere!-
Mise giù il telefono, pensando che si forse gli ci voleva un diversivo, prima di affrontare le sue responsabilità di padre. Avrebbe fatto colazione con Letizia, forse un po' di sesso scacciapensieri e poi rilassato e pettinato sarebbe andato a scuola.
Un quarto d'ora dopo suonò il campanello.
-Sei stata un fulmine!- disse spalancando la porta.
-Tieni.-
-Cos'è?-
-Luca è stato da me la sera prima che ci vedessimo.-
-Curioso, proprio lui che non si muoveva mai. E poi per portarti un hard disk. Cosa c'è?-
-Mi ha chiesto di non guardarlo -come se io poi fossi in grado-, solo di tenerglielo qualche giorno.-
-E tu?-
-E io l'ho tenuto, che dovevo fare? Però sai com'era Luca, no? Ho pensato che era meglio se prima gli davi un'occhiata tu... e poi, sai com'è....-
-Cosa?-
-Prima di conoscerti io e Luca...-
-Avete avuto una storia? E quando cazzo pensavate di dirmelo?- la voce di Fabrizio si era alzata suo malgrado, lo scenario che quella rivelazione apriva era veramente straniante.
-Una storia-storia proprio non direi. Abbiamo fatto un po' gli scemi, così per divertimento...ma non riuscivamo a combinare granchè. Facevamo delle foto, era un gioco nuovo per me...-
-Oh cazzo, che foto?- Fabrizio era a conoscenza della passione dell'amico per le foto, ma pensava che Letizia fosse il suo di parco giochi.
-Foto...un po' sconce, così per farle vedere ad altri appassionati. Era divertente, ci inventavamo delle storie e poi mi faceva sentire bella, desiderabile. Però tolta l'esaltazione del momento ci siamo resi conto che non volevamo spingerci oltre, la cosa è andata scemando da sé. Quando ci vedevamo, sempre meno da quando ci sei te, scherzavamo come due vecchi amanti, senza rancore e con complicità. Ma desiderio zero, per tutti e due.-
-E prima di dare questo coso alla famiglia o buttarlo vuoi vedere se si sei te qui dentro, eh? Va bene, attacchiamolo.-
Attaccarono l'hard disk al computer e aperta la cartella immagini rimasero a bocca aperta, osservando le anteprime che una dietro l'altra apparivano.
Di Letizia nessuna traccia, non una foto.
C'era però un fotomontaggio, uno dei suoi soliti, dove Luca dava il volto ad uno sconsolato Pierrot, con tanto di fumetto: 'mi spiace tesoro, ma non sei della partita'.
'Il solito umorismo del cazzo di Luca', pensò Fabrizio, mentre Letizia scuoteva la testa quasi indispettita.
-Sono solo delle foto porno, e non ho idea di chi.
Letizia aveva parlato a voce alta, senza accorgersene.
-Si, parrebbe...- Fabrizio la guardò di sottecchi, faticando nel simulare una calma che non aveva.
-Chissà, magari era entrato in qualche gioco a tre, non si sa mai, hai presente tutto quel tempo che passava al computer, chissà cosa combinava...
-Non starò un secondo di più a guardare queste porcherie !
Letizia si alzò dalla sedia, indossò velocemente il cappotto e si diresse alla porta.
-Certo che il tuo 'Luca' era proprio un pornografo ! Vedi di non finirti di seghe.
Così dicendo sbatté la porta e se ne andò.
Fabrizio ringraziò il cielo, scacciando contemporaneamente le ultime ombre di malumore per le rivelazioni di Letizia; in fondo la faccia di lei, delusa di non essere il soggetto di quel servizio fotografico, era stata impagabile.
Ma in quelle foto c'era ben altro, cose che trascendevano il voayerismo.
Fabrizio aveva subito riconosciuto l'uomo impegnato nell'amplesso, e ridicolmente vestito con intimo femminile: era Parrini, il politico più noto in città, il sottosegretario alla difesa del governo in carica.
Le foto erano una trentina, ed il vecchio politicante era ritratto in pose alquanto imbarazzanti, alle prese con una bella e giovane ragazza nuda.
Fabrizio guardò le proprietà delle foto; erano state scattate un mese prima, con una fotocamera che, da quanto sapeva, non era quella di Luca. Tutto tornava, il messaggio di Andrea a Luca era di tre settimane prima.
Il punto però era un altro.
Parrini era morto da dieci giorni, in uno sfortunato incidente aereo insieme alla sua scorta.
Si stava delineando un quadro sempre più inquietante, Fabrizio faceva fatica a pensare.
Gli occhi caddero sul grande orologio alla parete; il tempo era volato e suo figlio era oramai già a casa.
'Sarà per un'altra volta'.
Tentò di mettere insieme le cose; Andrea aveva fornito a Luca delle foto imbarazzanti del politico più importante della città, ottenute chissà come, foto di certo sufficienti a metterne in crisi la carriera, oppure adeguate a sostenere chissà quale ricatto. Parrini era anche presidente della commissione parlamentare per la Famiglia, nonché cattolico molto quotato in Vaticano.
Perché ? Perché Andrea le aveva date a Luca ?
Ma la domanda che lo assillava era un'altra.
Perché tutte queste morti ?
L'Italia era ormai da tempo il paese degli scandali sessuali, che non avevano risparmiato praticamente nessuna parte politica, ed a quanto sembrava la gente ci aveva fatto il callo: 'perlomeno va con le donne', avrebbero pensato di Parrini i frequentatori dei Bar.
Invece Parrini era morto, in quello che senza dubbio non era stato un incidente alla luce dei fatti.
Luca era morto.
Andrea era morto.

Chiuse la cartella con scritto 'foto', ma qualcosa non tornava.
L'Hard disk esterno risultava scritto per una dimensione di gran lunga superiore al poco spazio occupato da una manciata di foto.
Colpito da un'improvvisa illuminazione, Fabrizio si collegò in rete e scarico un programma in grado di far collegare il suo PC ad un hard disk formattato per Apple.
Bingo !
Il disco rigido aveva due partizioni, una generica per PC ed una Apple, Luca aveva un Apple, appunto. Non aveva idea come le avesse fatte, probabilmente con uno dei mille impensabili programmi di utility che si possono trovare in rete.
Gli apparve una nuova cartella, e dentro di questa molto altro.
Per prima cosa non potè resistere nell'aprire un file di testo compatibile col suo computer, dal titolo inequivocabile: LEGGI PRIMA QUESTO.
'Ciao Fabrizio, se leggi queste righe è chiaro che mi deve essere successo qualcosa, qualcosa di brutto. Le foto le avrai già viste, ed un filmato allegato ti spiegherà tutto. Parrini è morto in un incidente, ed è una strana coincidenza: io non credo affatto alle coincidenze.
Quel diavolo di Andrea le ha ottenute da una sua amichetta compiacente, e le voleva usare per creare l'ennesimo scandalo e presentarsi alle prossime elezioni come un moralizzatore. Ormai non gli serviranno più, dovrà trovare di meglio, ed onestamente. Tuttavia temo che ci siamo infilati in un grandissimo casino. Io avrei dovuto spargerle in giro per la rete attraverso alcuni siti che, ehm, conosco, ma adesso me ne guardo bene. La sua amichetta ha fatto un grave errore quella sera, ma guardati il filmato, e solo dopo apri l'altro file di testo'.

Il filmato era di dimensioni notevoli, in alta risoluzione, e durava quasi un ora.
Fabrizio ridacchiò, la camera era evidentemente nascosta, un classico scherzetto perverso di Luca, e ritraeva Andrea e Luca al tavolo di cucina di quest'ultimo.
Senza rendersene conto gli salì un groppo alla gola, sentendo parlare gli amici scomparsi, uccisi.
Per lungo tempo non successe nulla, Andrea e Luca parlavano di cazzate, sorseggiando vino e fumando una sigaretta dietro l'altra. Andrea parlava delle sue aspettative politiche e delle sue frequentazioni femminili, Luca ascoltava sornione.
-...insomma, il Parrini è un porco, lo sanno tutti, e non è stato troppo difficile farlo finire fra le braccia di quel troione della Debora; l'ha talmente stordito a forza di scopate e pasticche che lui neppure si è accorto di essere fotografato dall'altra sua amichetta, la Giorgia, una domenicana da paura !-
-Ovviamente te le sei scopate anche tu.- Disse Luca.
-Che ? Sei matto ? Di quelle non mi fido proprio, infatti mi hanno combinato comunque un bel casino !- Andrea era diventato improvvisamente scuro in volto.
-Cioé ?- Luca assunse la sua faccia da complice.
-Vedi quella 24 ore ?- Disse Andrea indicando alla sua destra.
-Mi ero appunto chiesto che fosse quella valigia dentro una busta da supermercato.
-Quando sono andate via dal suo 'scannatoio', le due stronze hanno pensato bene di rubargli questa valigetta, maledette loro. Dentro hanno trovato solo dei fogli e mi hanno obbligato a prenderla con me quando le ho pagate.- Andrea era agitatissimo, -ventimila euro ! Con la promessa che si sarebbero subito tolte dalle palle, sparendo dalla città.
-E che te ne fai di quella valigia ? Perché non l'hai buttata via ?- Era evidente la curiosità montante di Luca: -Già tutta l'operazione è un grosso rischio, ma se poi te la trovano...
-Nessuno mi verrà a cercare !- Andrea si alzò di scatto dalla sedia, iniziando a vagare per la stanza ed uscendo spesso dal campo visivo della videocamera, -li dentro ci sono degli appunti di riunioni e poco di più, l'unica cosa che sembra interessante è una serie di fotocopie in inglese di qualche vecchio documento, ma gli ho dato appena un'occhiata; come sai ho studiato francese, di inglese non so un cazzo.
Detto questo aprì la valigetta e diede un fascicolo a Luca, che iniziò a guardarlo con interesse.
-Un po' d'inglese lo sai, ovviamente non posso farlo vedere a nessun altro; ci sono dei disegni tecnici, ma non capisco nulla di queste cose.
Luca continuò a leggere, finché non alzò il viso dai fogli sorridendo: -Nulla, vecchi documenti catastali, valore zero. Se me li lasci mi divertirò a tradurli.
Andrea gesticolava: No, no ! Ti lascio tutto ! Pensaci tu a farla sparire per favore, ho troppe cose per il capo in questi giorni.

Il filmato durava ancora un bel po', ma non riservò altri motivi di interesse.
Fabrizio ebbe una sola certezza guardando il video: Luca aveva mentito.
Lo conosceva troppo bene, le 'facce da poker' che imbastiva potevano forse ingannare il povero Andrea, ma di certo non lui.
Quei documenti dovevano essere importanti, forse molto importanti.
Chiuse il filmato ed osservò i due file rimanenti, un PDF ed un altro file di testo, con scritto : LEGGI PER ULTIMO.
'Fabrizio, ho paura per me, per Andrea, per te... Questi documenti forse sono soltanto un'idiozia, ma non ci giurerei. Ieri in rete ho trovato la notizia di due giovani donne, probabilmente prostitute, ritrovate morte sul greto di un fiume al nord. Non le hanno ancora riconosciute, ma una era mulatta. I corpi erano orribilmente mutilati, ma gli inquirenti hanno diffuso la notizia che sulla bianca è riconoscibile il tatuaggio di un Pegaso sulla spalla sinistra, sperando che qualcuno possa aiutarli nell'identificazione.'

Fabrizio chiuse gli occhi: la ragazza in foto con Parrini...

'Quei documenti il Parrini deve averli trovati dimenticati in qualche anfratto degli archivi del Vaticano, è roba davvero forte. Probabilmente neppure sapevano di averli, e son certo che li abbia copiati di contrabbando. Risalgono alla prima metà degli anni 30 e descrivono un oggetto, un'arma, di cui si è sempre favoleggiato. Sono scritti in inglese perché l'autore lo sapeva benissimo. Temo che quelle due cretine abbiano scoperchiato il vasi di Pandora. Ho bruciato tutto, ma non prima di averli copiati nel file PDF che allego. Adesso porterò questo disco da Letizia, sperando di non farmi notare, e se tutto sarà tranquillo tornerò a prenderlo presto.
Però, se stai leggendo, vuol dire che ho fallito.
Magari mi hanno rapito, magari sarò fuggito, ma temo un altro esito.
Fanne buon uso. Ciao fratello.'

Fabrizio rimase a lungo davanti all'ultimo file del disco, un documento che aveva già lasciato una fila di omicidi dietro di se, qualcosa di maledettamente importante.
Infine lo aprì; il suo inglese era discreto e lesse, lesse a lungo.

Ore dopo stampò le duecento e rotte pagine del documento, le bucò accuratamente e le inserì in un folder.
Cosparse l'Hard disk di benzina per accendini e lo mise a bruciare nel caminetto del tinello.
Si vestì di tutto punto e salì in auto; guardando spesso negli specchietti retrovisori entrò in autostrada e si diresse verso una grande città, non troppo vicina. Non prima di aver nascosto i documenti.
Arrivato, parcheggiò e cercò un punto Internet.
Infine seduto alla consolle, digito sul principale motore di ricerca: Marconi Raggio della morte.


Salute e Latinum per tutti !
Luca aveva appena accompagnato Andrea alla porta, l'ora tardissima. Si sedette al tavolo e l'occhio gli cadde sulla scatoletta di latta dove da mesi, quasi dimenticato, conservava il pezzetto di fumo che Francesco gli aveva regalato. Proprio in quei giorni aveva deciso di darci un taglio al consumo di hashish: non che la cosa avesse mai rappresentato un problema, ma si era stufato di quel rito e degli inutili rischi che comportava. Ma quella sera, ormai notte inoltrata, aveva voglia della meccanica ritualità della canna per concentrarsi su quanto era accaduto.
Andrea si era trasformato da ragazzetto compagno di avventure in spietatissimo arrampicatore sociale. La cosa a guardarla così faceva una certa impressione. In realtà Luca aveva ben presente i passaggi che avevano condotto Andrea ad assoldare due zoccole per fare foto compromettenti ad un potente e ricattarlo. No, un momento, neanche così era accettabile. Ripensò alle frequentazioni di Andrea, quelle che Fabrizio non tollerava, al cinismo, alla misoginia ostentata, al machismo da caserma: lui non aveva tutti quei pregiudizi, diversamente da Fabrizio, riusciva a starci pure bene con quei fanatici di armi, auto potenti e belle donne. Quella vitalità esagerata e pure un po' becera lo divertiva. Ma ancora non bastava a rendergli coerente il quadro: Andrea doveva essersi fatto prendere la mano o forse qualcuno lo aveva costretto, come una sorta di prova di lealtà. In entrambi i casi rischiava grosso e chissà se i documenti che gli aveva passato, qualcuno li avrebbe mai reclamati, perchè in quel caso la vicenda da boccaccesca e pericolosa, sarebbe potuto diventare da intrigo spionistico e mortale.
Luca rollava lo spinello con metodo guardando un punto sul muro, oltre la tv accesa e pensava. Pensava a come anche lui aveva forse ecceduto in disinvoltura nell'accettare di aiutare Andrea, ma del resto la vecchia amicizia e la curiosità avevano preso il sopravvento e a questo punto non poteva farci più niente. Avrebbe rispettato i patti, spargendo qua e là i file in forma anonima, forse non sarebbe neanche stato necessario scoprirsi troppo, forse il sottosegretario avrebbe mangiato la foglia alla prima allusione, forse non c'era da aver paura a custodire materiale così scottante. Forse avrebbe dovuto chiedere del denaro ad Andrea per migliorare la sicurezza del suo sistema informatico e forse anche della sua casa.
E poi c'era il contenuto della valigetta.
'La curiosità uccise il gatto.' pensò, del resto aveva sempre amato i felini e indolente e sornione non aveva faticato a dissimulare l'eccitazione provocata dalla visione di quei documenti 'Mi sono esaltato di più a vedere quelli che non le acrobazie di quelle fiche' si disse.
Luca era così, il sesso certo lo divertiva, ma i meccanismi della sua stessa eccitazione gli erano perlopiù ignoti: poteva essere un dettaglio, uno sguardo, una parola a scatenargli la libido più esuberante, ma difficilmente la visione di un nudo lo turbava più di tanto.
La valigetta di documenti invece, disegni tecnici, descrizioni, rapporti che avevano tutto l'aspetto di prodotti di intelligence, lo aveva subito rapito, soprattutto quel faldone su quella che sapeva essere una leggenda con molti agganci al reale, mai completamente smentita: il Raggio della Morte di Marconi.
Aveva letto qua e là notizie su questo progetto segretissimo commissionato da Mussolini in persona all'eminente scienziato, qualcosa come un impulso elettromagnetico mirato, capace di distruggere o mandare in avaria macchine ed apparecchi a distanza, una delle tante armi finali vere o fittizie, che avrebbero potuto cambiare il corso della guerra.
Lo scenario che aveva immaginato mentre Andrea raccontava la sua storia, era che il progetto fosse stato insabbiato forse ad opera stessa del Vaticano e che poi dopo la guerra, se ne fossero perse le tracce. Ma perchè i documenti erano in inglese? Perchè si trovavano lì? E Parrini cosa cazzo se ne faceva? Non era lui l'uomo di fiducia della Cei nel governo?
Luca osservò la nuvola azzurrognola della sua prima boccata dissolversi, mentre si faceva queste domande e apprezzava il leggero torpore indotto dalla sostanza.
Un po' era preoccupato ed un po' fantasticava sugli esiti che quella storia avrebbe potuto avere. Ne avrebbe parlato con Fabrizio decise, forse senza dirgli proprio tutto tutto, anche per tenerlo lontano dai rischi, pensò.

Fabrizio lesse.
Le prime risultanze erano la solita montagna di stronzate molto popolari in rete di oscuri complotti e complesse macchinazioni: il raggio della morte era arrivato ad un passo dalla sperimentazione e la guerra aveva preso la piega conosciuta. Ma c'erano anche link curiosi, che facevano riferimento ad una storia di qualche anno prima che lo aveva molto incuriosito e che aveva presto dimenticato.
In un paesino siciliano per diversi mesi consecutivi si erano verificati fenomeni mai spiegati di auto-combustione, avarie elettriche ripetute, morti improvvise di animali.

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