Turno di notte

La notte porta consiglio ? Kruaxi a ruota libera.

-Luca è morto.-
-...-
-Fabrizio sei ancora lì?-
-Quaaandooo...che cosaaa...-
-Lo hanno ritrovato ieri sera i suoi. Era irrangiungibile da due giorni, quando hanno visto la macchina davanti casa hanno capito che c'era qualcosa che non andava. Sono entrati, era steso a letto.-
-Cosa...-
-Sembra una crisi cardiorespiratoria, non si capisce bene. Era a letto a faccia in su, vestito...ma sai come era lui, no? Il padre s'è sentito male, tra un pò ci rimette la pelle pure lui.-
-...Fabri io adesso c'ho da fare, mi richiami te?-
-Si scusa Andrea, ti richiamo io. Ciao.-
-Ciao.-
E'successo, pensò. Da solo, come sempre. Nessuno che lo possa soccorrere. Spero che non abbia sofferto.
Luca aveva già pagato il suo prezzo di dolore alla vita, avrebbe meritato di meglio.
Il destino. Fabrizio non credeva al destino, ma la vita del suo amicone sembrava sceneggiata per quanto girava attorno al tema del rifiuto. Rifiutato dai genitori, rifiutato dalle donne, bistrattato dalla 
vita.
Non aveva avuto una vita facile, no. Ma quante volte avrebbe voluto e glielo aveva chiesto, che provasse a scriverla da se la sceneggiatura, che provasse a ribellarsi al copione o almeno interpretarlo con più libertà.
Luca era buono. Empatico. Riusciva ad essere morbido ed accomodante con chiunque. Voleva essere amato e dava molto. Però era anche pudico dei suoi sentimenti, se li sentiva messi in discussione si ritirava delicatamente, senza dare nell'occhio. Salvo poi esserci sempre e comunque, alla minima richiesta.
Era molto generoso. Non si risparmiava se poteva gratificarti. Sempre con lo stesso garbo, sottolineando il poco che questo gli costava.
E adesso che faccio?
Fabrizio aveva strutturato molto della sua personalità attorno a quella amicizia esclusiva. Luca era complice, sodale, mentore in qualche momento, allievo in altri, confessore, fratello d'elezione, porto 
sicuro in mezzo a qualsiasi tempesta. Quella morte avrebbe messo in discussione molte cose.
Stava ancora fissando un punto lontano all'orizzonte quando Letizia lo sfiorò e chiese -Tutto bene?-
-Devo uscire Leti.- rispose lui senza voltarsi.
-E' successo qualcosa che devo sapere?-
-Ti chiamo più tardi e ti spiego tutto.- La baciò a fil di labbra, prese la giacca ancora sul divano dalla sera prima e uscì.
Letizia abitava a metà strada tra la casa di Luca e la città. Pensò tra se, camera mortuaria con parenti serpenti o casa di Luca? 
Casa di Luca.
Non sapeva bene cosa ci stesse andando a fare. Fantasticava uno scherzo del cazzo di Andrea o meglio ancora, uno stato onirico-allucinatorio da cui si sarebbe presto destato. Cercava di ricostruire la sera precedente per dimostrarsi la scarsa lucidità: i colloqui dei figli a scuola, l'incontro con l'insegnante di sostegno con cui aveva alimentato la leggenda dei nervi scossi della ex moglie, semplicemente aggrottando le sopracciglia di fronte ad alcune domande ( bella gnocca peraltro la maestrina, si era pure fatto dare il numero stando in equilibrio tra esigenza di consigli professionali e gradimento privato ), l'irruzione a casa di Letizia appena smontata dal lavoro con la pizza e la birra e le capriole dopo cena tra divano e camera da letto. Forse avevano alzato un pò il gomito a giudicare dal mal di testa mattutino. Poi la telefonata di Andrea.
Arrivò a casa di Luca, parcheggiò di fronte e guardò l'auto parcheggiata, sentendo un groppo serrargli rapidamente la gola. Scese, attraversò rapidamente il vialetto d'ingresso e aprì la scatola del 
contatore elettrico dove sapeva avrebbe trovato la chiave di riserva. Entrò guardando che nessuno lo notasse. Erano tanti anni che non sentiva l'odore dolciastro della morte ma lo riconobbe subito e una 
tempesta di immagini lo assalì: forse Luca era davvero morto e quella casa così familiare adesso era disabitata.
-Luca!- 
Gli scappò di bocca violento e non voluto. Stava sempre così attento alle sue emozioni. Ma gli scappò, insieme ad un fiume di lacrime e di muco.Si appoggiò al muro singhiozzando e nascondendo la testa tra le mani finché riprese il controllo. Alzò lo sguardo, la stanza era il solito merdaio di cicche, bottiglie e cartacce. Perlustrò il resto della casa, finchè serrando i denti entrò in camera da letto. Lì la puzza era veramente fortissima, ma la cosa che lo fece traballare più violentemente fu la familiarità della sagoma sul letto sfatto. Uscì subito fiondandosi in bagno a vomitare.
Quando si rialzò dalla tazza, a cui era stato abbracciato come un naufrago, la testa continuava a girare e si dovette sedere alla scrivania. Lì notò come i molti hard disk esterni fossero stati tutti 
rimossi. Curioso per uno come Luca. Alzò lo sguardo e notò un riflesso insolito provenire dalla finestra. Guardò meglio: un paio di assicelle della persiana erano state divelte, all'altezza della maniglia. 

Qualcuno era entrato da lì.

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Quando suonò il campanello in tarda serata, Luca sobbalzò dalla sedia come una molla.
Era nervoso, stanco. Da quando era morto Parrini, nella caduta dell'elicottero che lo stava portando a visitare una base militare, non era riuscito a dormire che poche ore per notte. Aveva pensato inizialmente ad uno sfortunato caso del destino ma poi, col ritrovamento dei cadaveri delle amichette di Andrea...
Usciva pochissimo di casa, solo per andare al lavoro nella vicina fabbrica di scarpe, spesso in bicicletta. Il giorno prima aveva approfittato di una consegna in centro, per avere la scusa di prendere il furgone; si era così brevemente incontrato con Letizia, lasciandogli l'Hard Disk rosso.
Guardò dallo spioncino. Inatteso il volto di Andrea, sorridente.
Gli aprì la porta.
-Ma che cazzo fai a quest'ora... ?
Andrea tirò fuori da dietro le spalle una bottiglia.
-Whisky ! 36 anni di invecchiamento !!! L'ho rubato dalla collezione di mio suocero.
Luca rimirò quel pezzo raro, non aveva mai saputo resistere ad un whisky molto invecchiato.
-Si, ma... cosa si festeggia ? Più che altro dovremmo aver paura Andrea, per come la vedo io.
-Invece devi festeggiare ! Mi sa che non hai letto il giornale oggi, vero ?
Andrea si trasse di tasca un foglio spiegazzato ed iniziò a leggerlo: -Risolto il caso dei due cadaveri misteriosi, si trattava di Belinda Martini e Munik Patrat, la badante cingalese della madre della Martini... Per uno sciagurato caso, blah blah blah. Insomma, oggi pomeriggio ho sentito al telefono la mia amica, sta benissimo.
Luca lo guardò, tanto incredulo quanto sollevato.
-Ma, davvero ? Quel tatuaggio... ?
-Un caso Luca, solo un caso. Festeggiamo !
Si misero al tavolo, Luca reperì due bicchieri adeguati ed iniziarono a sorseggiare il whisky.
-Davvero stupendo ! Erano anni che non bevevo una simile meraviglia.
Luca aveva gli occhi chiusi mentre assaporava quel nettare ambrato.
-Beh, l'occasione era adeguata per aprirlo, anche se un po' mi è dispiaciuto. Tornando a noi: sei sicuro di aver distrutto tutto ?
Luca si ridestò immediatamente dall'estasi: -Certo ! Ho bruciato la borsa e quei fogli...
-Quei fogli del catasto, giusto ?- Andrea aveva assunto una posa inquisitoria, che non sfuggì all'occhio di Luca.
-Si, ho eliminato ogni file con una formattazione di quelle irrecuperabili: siamo a posto !
Improvvisamente Luca gli si avvicinò ad un centimetro dal naso: -Ne sei proprio sicuro ? Io ti conosco, non cancelli mai veramente niente da quel computer; tutto risalta fuori prima o poi...
Luca sfoggiò il suo miglior sorriso d'innocenza, mentre veloce l'occhio gli cadde sullo spazio vuoto dove stava prima l'Hard Disk rosso; imperdonabile, la soluzione di continuità nella secolare polvere del tavolo da computer ne segnalava irrimediabilmente la mancanza.
-Andrea... Conviene anche a me non aver nulla di quella storia !
-Giusto!- Andrea fece un sorriso da pubblicità, -Beviamo !
Due ore dopo Luca stava dormendo, mezzo collassato, sul divano. Il whisky, insieme alle pastiglie di Tavor che Andrea, non visto, gli aveva sbriciolato nel bicchiere avevano avuto effetto.
Andrea aprì la porta di casa; un minuto dopo entrarono quattro persone, vestite completamente di nero, con guanti e passamontagna.
-Voi due pensate a lui,- disse il più alto indicando Luca.
-E tu invece- l'altro uomo si mise quasi sull'attenti, -tu pensa ai cd ed agli Hard Disk: non deve rimanere N-I-E-N-T-E.
Andrea stava sudando: -Ho fatto quel che volevate, ora...
-Ora stai zitto, prendi la tua macchina e vattene a casa, qui facciamo noi.
-Luca...
-MUTO, CAZZO ! Sparisci !
Andrea corse via, senza guardarsi indietro.
Intanto un cuscino premuto sul volto fece passare Luca dall'incoscienza alla morte.

Salute e Latinum per tutti !
Intanto mi sono molto divertito a preparare la copertina...
Ovviamente manca il titolo ('Arezzo ground zero' è la classica frase da richiama gonzi presente in tutti i 'Segretissimo').
Un'immagine evocativa ! WOWWWWW !!!


Salute e Latinum per tutti !
Luca aprì gli occhi che stava male.
Aveva la faccia immersa nel suo vomito e la testa che ronzava forte.
Si alzò barcollando, respirando a fatica e i pensieri inquinati da immagini angosciose.
Poca luce filtrava attraverso le persiane.
Aveva sete d'aria e di vita, la casa in penombra turbinava intorno a lui e le cose fuori posto gliela rendevano estranea. Spalancò la porta e uscì. Le gambe cedettero e si trovò a quattro zampe davanti a casa, nel piccolo giardino. Senso di soffocamento, bocca acida, la faccia di Andrea davanti alla sua. Vomitò anche l'anima con conati violenti e spasmi atroci. Era a bocconi al freddo e al buio. Doveva essere l'alba, nessun segno di vita intorno. Il freddo lo fece tremare e trovare la forza per tirarsi su. Voci nella testa parlavano con Andrea e gli intimavano di andar via. Cominciò a ricordare. La porta si chiuse con un colpo secco. Merda. Non aveva più rimesso le chiavi di scorta al loro posto dall'ultima volta che si era chiuso fuori. Stronzo.
Si rassegnò a forzare un paio di assicelle della persiana, quel tanto che bastava a far passare la mano e aprire, visto che causa fumo la finestra era quasi sempre aperta. Suo padre l'avrebbe inculato pensò, se avesse visto quel danno.
Entrò in casa scavalcando faticosamente la finestra e accese la luce. Era ancor più sottosopra di quanto ricordasse. Il computer sventrato, gli hard disk spariti insieme ai dvd, una puzza terribile del suo vomito acido misto a plastica bruciata e una nebbiolina sospesa nell'aria proveniente dal cucinotto.
Tremò forte senza riuscire a trattenersi e ricominciò a respirare affannosamente.
Si sedette, non prima di aver spalancato tutte le finestre.
Prese il telefono e compose un numero. Dopo numerosi squilli qualcuno rispose.
-Babbo sono io. Mettiti a sedere che ti devo parlare.-
La cosa che gli era venuta in mente era complicata ma non impossibile. Avrebbe dovuto allestire una messa in scena con pochi sceltissimi attori e suo padre avrebbe dovuto reggere il grosso della pressione. Ma la cosa era fattibile. Una volta ufficialmente morto, non avrebbero potuto riammazzarlo né coinvolgere i familiari. Era un po' dispiaciuto per Fabrizio. A lui sarebbero toccate diverse rogne.
Ma del resto gli amici a cosa servono sennò?

Fabrizio alzò gli occhi dallo schermo.
Se qualcuno lo collegava a quelle informazioni era fottuto.
-Vieni via alzati!-
-Non ho finito non mi rompere i coglioni.-
-Guardami bene in faccia, cretino. Sono Giulio, sono un amico di Luca e lavoro per i servizi. Guardami bene cazzo. Quando hai digitato quelle chiavi di ricerca ti sei messo sulla testa una frecciona gigantesca. Come ti ho trovato io, ti trovano anche loro! Che fai, ti fidi?-
Perplesso e recalcitrante, Fabrizio seguì l'uomo fino ad un'auto malamente parcheggiata in seconda fila, una veloce Honda non molto recente. Non fece in tempo a sedersi che l'auto schizzò via a gran velocità, tanto che rischiò di battere la testa nel parabrezza.
-Ma sei scemo ?- Urlò all'indirizzo dell'uomo che si era definito 'amico di Luca'.
-Stai zitto imbecille.- L'uomo appena lo guardò, alzando un attimo i RayBan scuri, rivelando occhi azzurro ghiaccio ed una profonda cicatrice sul naso: -E ringrazia che ti ho trovato in tempo, la tua avventuretta da 007 stava per finire.
Nel mentre incrociarono una grossa Audi proveniente dalla direzione opposta, questa frenò di colpo,
e fu inesorabilmente colpita dalla Fiat Panda che aveva dietro. L'uomo, 'Giulio', guardò negli specchietti e premette a fondo l'acceleratore: -A quanto sembra non così in tempo come speravo... Tieniti forte !
Fabrizio rabbrividì, aveva riconosciuto subito quell'Audi.
Mentre si allontanavano a grande velocità, con la coda dell'occhio catturò l'immagine della berlina che faceva un'inversione ad U, ignorando il traffico e quasi investendo il guidatore della Panda, sceso per protestare. Nel traffico la vide ingigantirsi nello specchietto retrovisore.
-So... so chi sono...- Balbettò: -Quelli ci uccideranno !
Giulio sorrise. Erano ormai fuori dal centro urbano; il coupè giapponese iniziò una corsa folle per la statale, mentre la pesante berlina tedesca faticava per non perderla di vista.
-Ora hai anche un inseguimento, sarai contento, queste cose succedono solo nei film, no ?- Giulio prese il cellulare, guidando con una sola mano: -Ho la zecca alle calcagne, mi serve aiuto,- disse laconico a qualcuno.
Fabrizio era come in catalessi, tuttavia ebbe il coraggio di aprire bocca: -Ma chi diavolo sono ? E tu chi cazzo sei veramente ?
Imboccarono a grande velocità una via secondaria, inoltrandosi per le colline. L'uomo affrontava le curve con la perizia di un pilota da rally, tuttavia gli inseguitori sembravano guadagnare terreno.
-Per... perché sei entrato qui, finiremo in trappola...- Fabrizio cercava risposte, mentre faceva di tutto per non vomitare, -dimmi qualcosa, cazzo ! Non ci capisco più nulla...
-Non mi sembra tu abbia capito granché dall'inizio,- disse l'uomo lentamente, -il tuo amichetto ti ha messo in un bel casino, anche se ha avuto la gentilezza ti chiedermi di tirarti fuori.
-Hai detto di essere un amico di Luca; chi l'ha ucciso ?
-Luca sta benissimo,- Giulio gli passò un Ipad, senza staccare gli occhi dalla strada, -questo dovresti saperlo usare senza problemi, guardati il filmato.
Attonito, Fabrizio poggiò l'indice sul triangolo del play in mezzo allo schermo ed il cuore quasi gli si fermò.
-Ciao Fabrizio.
Era Luca che faceva capolino dall'Ipad. Luca, vivo.
-Perdonami, ti ho messo un po' nei guai,- fece uno dei suoi rari sorrisi, -ma sembra che te la stai cavando egregiamente. Fidati di Giulio, è uno dei 'buoni', diciamo così... Ti porterà da me e sarai al sicuro. E' stata una cosa enormemente più grande di noi fin dall'inizio, e ci siamo caduti dentro con tutte le scarpe. Ti spiegherò de visu.- Sorrise ancora, stavolta in modo amaro: -Mi spiace per Andrea, ma tutto il mio dolore è per Letizia. La colpa è solo e soltanto mia, so che non potrai mai perdonarmi.
Il video terminò su queste parole.
Fabrizio era nella confusione più totale, a fatica riuscì a sussurrare alla volta dell'uomo: -Letizia ?
-Siamo arrivati tardi, mi spiace.- L'uomo lo guardò per un attimo con quella che sembrava vera compassione.
Fabrizio non si trattenne più e vomitò copiosamente nell'abitacolo, iniziando poi a singhiozzare: -Come, come... ?
-Non è importante adesso,- disse grave Giulio, -ora pensa soltanto a tenerti forte.
Ormai erano in aperta campagna, e l'Audi appariva pericolosamente vicina. Qualcuno sembrò sporgersi dai finestrini.
-Stai giù !- Urlò Giulio.
Una raffica di mitra si abbatté di poco a destra dell'auto.
-Sarà meglio facciano presto...- Disse come pensando ad alta voce l'uomo.
-Insomma ! Chi sono quelli ?- Fabrizio era ormai isterico.
Un tornante li allontanò un attimo dai loro predatori.
-Quell'idiota di Parrini ha sbagliato tutto. Prima ha fatto questa... scoperta, poi ha pensato bene di festeggiarla con quelle due puttane, e sai come è finita.- Un ghigno si disegnò sulle sue labbra: -Peggio ancora ci comunicò del suo ritrovamento al telefono... Così che dopo mezzora lo sapevano anche Loro ed hanno iniziato a romperci i coglioni. Ma ha fatto anche di peggio... E' una fortuna che quell'incidente,- scandì l'ultima parola, -lo abbia tolto di torno, anche se allora ancora non sapevamo che aveva altre cose molto importanti da dirci.
-Chi sono loro ?- Dal caos della coscienza sconvolta, un altro quesito affiorò alle tremanti labbra di Fabrizio: -E perché mi racconti tutte queste cose ?
-Sei smart bimbo,- l'uomo sembrò apprezzare la domanda, -loro sono... Beh, gente straniera che vuole qualcosa che è nostro. Sono determinati, violenti ed anche un po' pasticcioni.
Un'altra raffica di mitra, stavolta in pieno sul posteriore dell'auto.
-Wow ! Giocano duro, non mi divertivo così tanto dal Libano.
Fabrizio si era ritrovato acquattato nell'abitacolo, con le ginocchia immerse nel proprio vomito. Scosse la testa guardando quello strano individuo, che sembrava divertirsi.
-Russi ?- Disse a bassa voce.
-Erano un po' meno cazzoni quelli del KGB... Magari vengono da oltre oceano, che ne dici ?
Improvvisamente una forte luce alle loro spalle, seguita da uno spostamento d'aria che quasi li mandò fuoristrada.
-Era ora, cazzo.- Disse l'uomo sogghignando.
Bloccò la macchina, e scese rapidamente. Con molta più calma anche Fabrizio appoggiò le gambe tremanti sul terreno. L'Audi bruciava, completamente distrutta, ad alcune decine di metri.
Un piccolo velivolo passò sopra di loro sbattendo le ali, Giulio lo salutò con ambedue le braccia alzate: -Forti questi droni, e dire che ce li vendono proprio loro !
Tornarono in auto, a Fabrizio sembrò di non aver mai respirato per tutto il tempo.
-Perché mi hai detto tutto ? Vuoi uccidermi ?
-Dopo tutta questa fatica ?- Giulio si tolse gli occhiali e li mise nel taschino della camicia: -Abbiamo bisogno di te, abbiamo bisogno di quegli schemi. Soprattutto abbiamo bisogno di sapere dove è nascosta l'arma.
Fabrizio aprì la bocca, ma riuscì a parlare soltanto dopo molti secondi: -L'arma ?
-Si, Parrini ha pure recuperato l'unico esemplare esistente, ed a quanto pare funzionante nonostante i suoi quasi ottanta anni, dell'arma di Marconi... E lo ha nascosto in città, ad Arezzo.
-Come è possibile ? E come avete fatto a saperlo ?- Fabrizio era incredulo.
L'uomo si accese una sigaretta: -Lo abbiamo saputo intercettando altri 'amici', gente che non ha gli occhi come i nostri,- abbandonò il volante, provocando un'ennesima paura a Fabrizio, e con gli indici si stirò la pelle intorno agli occhi, simulando un asiatico, -quel figlio di puttana aveva voglia di venderla al miglior offerente. Dobbiamo trovarla, e crediamo che le indicazioni su dove sia nascosta siano tutte in quei documenti in tuo possesso.
Fabrizio comprese perché lui e Luca erano ancora vivi.


Salute e Latinum per tutti !
-Giulio? Ciao caro, sono Luca. Ho bisogno di vederti per quel [ castroneria da modellisti ].-
-Ma che cazzo stai a dì? Il [ idem] non..-
-Giulio so quel che dico e non mi interrompere. Ho bisogno di vederti.-
Giulio avvertì qualcosa di diverso nel tono incazzoso dell'amico e si morse la lingua.
-Stasera al locale?- propose
-Porta gli arnesi. Alle nove in punto. Ciao.-
Il “locale” era un dopolavoro ferroviario frequentato da anziani giocatori di carte. Aveva un'aria polverosa d'altri tempi e i frequentatori erano pittoreschi bestemmiatori. A loro piaceva un sacco, la birra costava poco ed era facile far due chiacchiere cogli avventori.
Giulio arrivò puntuale, Luca aspettava fuori imbacuccato come per una spedizione artica.
-Shhh non dire niente e vieni con me.-
Giulio si fece trascinare senza dir niente nell'enorme parcheggio dietro la stazione. A quell'ora non c'era nessuno.
-Ho portato gli arnesi, come mi hai chiesto. Sai che non li porto mai con me, non mi piace. Che succede?-
-Oggi c'è stato il mio funerale.-
-Minchia! C'hai una bella cera per esser morto.-
-Sono nei guai Giulio. Ti ho chiesto di portare la pistola perchè hanno cercato di farmi la pelle.-
-Chi?-
-Ho paura si tratti di tuoi colleghi.-
-Cazzo. E che c'entri te cogli spioni?-
Luca vuotò il sacco. L'impresa di Andrea, le prostitute, i file segreti.
-Sei un imbecille Luca. A cosa cazzo pensavi quando ti sei fatto coinvolgere? Ricattare un sottosegretario? Ma siete fuori?-
-E' iniziato come un gioco Giulio, non immaginavo che Andrea si spingesse tanto avanti, forse qualcuno gli ha forzato la mano...-
-Attorno a Parrini c'è un gioco che voi neanche potevate intuire. Siete stati manovrati. Ma questo è un gioco in cui chi tocca muore. A te è andata pure bene... deficente.-
-Cosa succede adesso?-
-Succede che tu rimani morto. Succede che dobbiamo mettere in sicurezza il materiale trafugato e tutte le persone coinvolte. Questa storia Luca coinvolge almeno quattro stati, i loro servizi e varie agenzie, governative e non.-
-Che devo fare?-
-Tu vieni via con me, senza avvisare nessuno e spremi la tua testa di cazzo per tirar fuori tutta la gente che sa qualcosa.-
-Per ora solo io, Andrea e Letizia...a breve anche Fabrizio.-
-I tuoi?-
-Mio padre sa che è una storia di droga...chissà perchè non ha faticato a berla...per gli altri per ora sono morto.-
-Bene, cominciamo da Andrea.-
Salirono in auto e dopo pochi chilometri arrivarono a destinazione. Casa di Andrea era un carnaio.
-Cazzo, cazzo, cazzo....-
-Non toccare niente! E smetti di respirare. Adesso un passo dietro l'altro, rimetti i piedi dove li hai poggiati e torniamo fuori.-
-Ma Andrea?-
-Zitto, non parlare, andiamo via.-
In auto Giulio era ombroso, accanto aveva Luca bianco cadavere con tutti i muscoli tesi, la testa incassata nelle spalle e gli occhi fuori dalle orbite.
-Quello che hai visto ti da la misura di quanto vi siete avvicinati al fuoco. Adesso ti porto al sicuro. Pensi che il collegamento tra te e Letizia sia facile?-
-No penso di no. Non ci frequentavamo più da tempo e non è in grado di aprire il “tera”. Chiederà a qualcuno, penso Fabrizio. Lui adesso non so come può aver reagito alla mia morte, ma di sicuro comincerà a sospettare qualcosa con quella di Andrea.-
-Bene. Tu adesso scompari, ci dormiamo su e domani recupero il materiale. Mi devi fare un filmatino per presentarmi ai tuoi amici, si devono poter fidare.-
-Daccordo.-

Letizia appena uscita da casa di Fabrizio era salita in auto ed era partita. Aveva riconosciuto subito Parrini con la zoccola e pure il posto dove le foto erano state scattate. A quel punto la morte di Andrea non le sembrava più uno sfortunato incidente o la conseguenza di qualche storia di corna, che era stato il suo primo pensiero la mattina ascoltando il giornale radio. Andrea dopo il divorzio era scivolato dentro molti letti, anche il suo, con una certa predilezione per i letti incustoditi dei potenti. Quello con lei era stato poco più di un flirt, risolto comunque senza strascichi; lui era molto simpatico ed esuberante e lei in cerca di cose più stabili. Quando aveva visto quelle foto, l'unica cosa chiara che aveva in mente era quella di sparire: già aveva dato una bella mazzata a Fabrizio confidandogli la storia delle foto con Luca, chissà come l'avrebbe presa a venire a sapere che qualche volta era uscita con Andrea e aveva partecipato a festini molto equivoci con il sottosegretario.
Letizia aveva un debole per il denaro e il potere. Alla mezza età, con un divorzio durissimo sulle spalle, senza riferimenti, oscillava tra il tranquillo tran tran del divorziato Fabrizio e l'eccitazione dei quarantenni mai cresciuti, entusiasti di tutto e senza vincoli. Dopo tanto dolore anche per se rivendicava il diritto di sognare.
Adesso se ne stava aggrappata al volante a cercare di capire cosa fare. Era stata sfiorata da una cosa grossa, forse poteva trarne qualche vantaggio, forse poteva uscire dal cono d'ombra. Decise di parlarne con Martino, il capo del movimento cui Andrea aveva aderito, magari solo per chiarirsi le idee. Aveva notato la sua presenza massiccia in varie occasioni e le era parso uno che sapeva il fatto suo.
Martino aveva una grossa agenzia immobiliare, forse la più grande della città. Denaro ne vedeva a fiumi. Era un uomo corpulento e placido, con occhi vivi e parlantina sciolta. Quella mattina era in ufficio.
-Ciao caro, hai un minuto per me?-
-Oh ciao Letizia, vieni pure...anzi, ti avrei cercata. Chiudi, chiudi bene. Hai sentito la tragedia?-
-Si Martino, ho sentito. Sono disperata, guarda. Anche se non ci vedevamo più volevo bene ad Andrea.-
-Che brutta storia, eh? Sarà stato qualche zingaro di merda, eh? Come su, al nord, villetta isolata e uomo solo, eh?-
-Mah, guarda...non me ne faccio una ragione... e se fosse una storia di corna?-
-Eh il vecchio Andrea... ultimamente entrava in troppi nidi, eh? Ma no, dai, mica siamo in Barbagia!-
-E se c'entrasse la politica?-
Martino si raddrizzò sulla poltrona e gli occhi le si puntarono addosso.
-Tu eri molto in intimità con Andrea, vero cara?-
-Si abbastanza, ma ormai è storia di mesi...-
-E lo frequentavi vero, all'epoca del congresso, quando Parrini rimase qui 10 giorni di fila?-
-Si, ma che c'entra?-
-Ti devo presentare un caro amico, Letizia...viene da Roma...-
-Va bene, facciamo domani?-
-No, no cara, subito.-
-Beh grazie, ma io devo andare. Facciamo che ti richiamo.-
-Senti bambina – Martino le aveva afferrato il viso con una delle sue grosse mani e le teneva lo sguardo fisso sugli occhi -tu non vai da nessuna parte, non sei tu che decidi. Adesso te ne stai seduta buona buona e aspetti che arrivi Vito. Chiaro?-
Letizia pensò fugacemente a Fabrizio e deglutì. -Chiaro.-

-Esiste davvero, Giulio?-
Giulio guidava da più di un ora con Fabrizio silenzioso al fianco. Aveva fatto qualche telefonata ma talmente breve ed enigmatica che al suo passeggero suonava incomprensibile.
-Abbiamo aumentato la vigilanza attorno a tua moglie e tuo figlio. La gente con cui abbiamo a che fare come hai visto, non si fa troppi scrupoli. Ma siamo già intervenuti in sede diplomatica, dovrebbero aver capito che gli devon tenere le briglie più corte.-
-Dimmi di Letizia.-
-Mi dispiace... sembra che fino ad allora non avessero piste che portavano a lei. E' andata a chiedere aiuto alle persone sbagliate. Comunque, non volendo ti ha dato tempo di allontanarti. A quel punto loro hanno diffuso un allarme su di te, ma io avevo recuperato lo svantaggio.-
-Sapevi che sarei andato lì?-
-E' stato Luca a darmi la dritta, ma in casa nostra difficilmente loro sarebbero mai potuti arrivare prima di noi. Anche se hai visto di quanto ti hanno mancato...-
-Solo perchè ho fatto quella ricerca da un internet point pubblico.-
-Beh sai, c'è un allarme generale da più di un mese, su questa storia. Il “grande fratello” è in ascolto.-
-Ma... esiste veramente?-
-Pare di si. Ci hanno messo più di sessant'anni a realizzare il prototipo, ma adesso funziona.-
-Chi?-
-Come chi? Ma non hai letto proprio niente? Con chi si confidò Marconi?-
-Ma di che stiamo a parlà? Io dicevo il “grande fratello”..-
-Scusa, ero sovrappensiero... tu sei stato geolocalizzato dai loro server spia, analizzano il traffico per chiavi di ricerca...il raggio della morte...no il prototipo originale non funzionava, Marconi lo concepì in quel modo come una sorta di assicurazione sulla vita, se non funzionava pensò, non gli avrebbero fatto del male. Ma aveva a che fare con gente poco sofisticata e soprattutto che in quel momento non voleva dare un vantaggio competitivo al regime.-
-Ma di chi stiamo parlando?-
-Marconi all'epoca aveva due interlocutori: Mussolini e il papa. Fai te.-

Bene, finite le feste mi è tornata la voglia. Fra oggi e domani nuovo capitolo...

 

Salute e Latinum per tutti !

A soli venti giorni dall'annuncio suddetto, qualche riga in più...

 

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Giulio fermò la macchina in una strada di periferia.

Appena sceso invitò Fabrizio a fare altrettanto e, guardandosi continuamente intorno, camminarono per diverse centinaia di metri. Sotto un porticato adocchiò una piccola Toyota, che aprì in un secondo con l'ausilio di un piccolo ferretto. Non passò un minuto che erano già in viaggio.

-Dovevi proprio rubare un auto ?- Fabrizio si sentiva sempre più a disagio.

Giulio accese l'ennesima sigaretta: -Gli amici dell'Audi sono fuori gioco, ma di sicuro siamo stati identificati e credo che in molti ci stiano cercando.

Sorrise, aggiustandosi per l'ennesima volta i grandi Rayban fuori moda sul naso: -In ogni caso siamo arrivati, preparati.

La piccola utilitaria entrò in velocità dentro un grande garage del centro. Giulio l'abbandonò, aperta, parcheggiandola alla meno peggio, non prima di aver spento la sigaretta nel portacenere intonso.

-Alla faccia del padrone- ridacchiò.

-Ma... ti sembra il caso ?- Fabrizio lo guardò perplesso, -se analizzano la cicca, il dna...

-Te l'ho già detto, guardi troppi film.-

Raggiunsero un ascensore, sui comandi del quale c'erano nove pulsanti, dal piano meno uno al sette.

Giulio inserì una chiave in una piccola fessura nascosta subito sopra il battiscopa. L'ascensore iniziò a scendere e sul display si formò la scritta 'meno nove'.

'Forse ne ho visti troppo pochi', pensò Fabrizio.

Si ritrovarono in un freddo corridoio dalle nude pareti in cemento; sul soffitto ogni tanto incontravano grosse ventole d'aerazione ed il corridoio era spesso interrotto da grandi stanze piene di armadi chiusi. Ovunque cartelli in italiano ed in inglese, sovrastati dal simbolo di pericolo nucleare, che Fabrizio non fece in tempo a leggere per seguire il passo spedito di Giulio.

-Niente di troppo interessante, le solite cose che puoi immaginare di trovare in un bunker anti atomico dei tempi d'oro.-

-Tempi d'oro ?- Chiese Fabrizio, confuso.

-Certo, i bei tempi d'oro,- Giulio si accese ancora una sigaretta, -la santa Guerra Fredda...

Improvvisamente si arrestò davanti ad una grossa porta d'acciaio; a lato Fabrizio fece in tempo a mettere a fuoco un vecchio indicatore analogico con una levetta. L'indicatore aveva solo due voci: pace/guerra. Rabbrividì.

Giulio aprì la porta: -ma guarda chi c'è !- Disse con esagerata enfasi.

Luca si alzò dalla vecchia poltrona di fronte ad uno scassato televisore d'altri tempi.

Un sorriso amaro gli si disegno sul volto, poi si avvicinò a braccia tese verso Fabrizio.

-Amico mio...-

Un pugno violentissimo lo stese.

Giulio rimase in disparte, appoggiandosi al muro, mentre Fabrizio si guardava con stupore le nocche spellate della mano destra.

 

Salute e Latinum per tutti !

 

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